di Ehsan Soltani –

La portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Marzieh Afkham, ha protestato duramente per il voto del Senato degli Stati Uniti che vieta l’entrata nel paese del nuovo ambasciatore della Repubblica islamica presso le Nazioni Unite, Hamid Abutalebi, affermando in una nota che “il trattamento riservato dal governo Usa all’ambasciatore presso l’Onu è inaccettabile”, anche perché “si tratta di uno dei migliori diplomatici dello stesso Iran”.

Abutalebi, che in passato è stato ambasciatore in Italia, Australia e Belgio, è accusato dagli Usa di aver preso parte del 1979, quando era studente, all’occupazione dell’ambasciata di Washington presso Teheran e quindi alla crisi degli ostaggi che duró 444 giorni.

Il 56enne Abutalebi, che si è laureato alla Sorbona, ha sempre negato di aver avuto un ruolo diretto nell’occupazione dell’ambasciata Usa e di essersi limitato al ruolo di traduttore, collaborando quindi nella risoluzione della crisi.

Il prestigioso quotidiano britannico The Daily Telegraph ha riportato tuttavia che il diplomatico sarebbe implicato nell’uccisione a Roma nel 1993 di un dissidente iraniano, Mohammad Hossein Naghdi, cosa che risulterebbe dalle trascrizioni degli interrogatori e dalle indagini condotte all’epoca dai Carabinieri.

L’omicidio di Naghdi non ha mai avuto un colpevole; si trattava di un ex diplomatico operativo presso l’ambasciata di Teheran a Roma, il quale dopo la Rivoluzione si unì al movimento di opposizione dei Mujahadeen e per questo sarebbe stato ucciso.

Sospettato del delitto era un ex agente iraniano distaccato in Germania, il quale, secondo quanto riportato dal The Daily Telegraph, avrebbe agito per ordine del governo centrale e sotto coordinamento di Abutalebi e di Amir Mansur Assl Bozorgian, responsabile dell’intelligence iraniana a Roma.