di Guido Keller –

Le trattative sul nucleare iraniano, conclusesi con lo storico accordo di martedì 14 luglio, hanno aperto nuovi scenari non solo per l’Iran, che si vedrà “scongelare” la montagna del proprio denaro all’estero, o per la moltitudine delle aziende che si stanno preparando per la corsa all’oro: il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, ha infatti confermato di essere “rimasto sorpreso da Putin”, in quanto “Devo essere onesto, non ne ero sicuro (del suo appoggio nelle trattative, ndr.), considerate le differenze sull’Ucraina”.

I due in questi giorni si sono sentiti al telefono più volte proprio per discutere dell’accordo, e la cosa potrebbe far pensare all’apertura almeno di un dialogo per la crisi in corso fra i due paesi.

A lasciare perplessi è invece l’atteggiamento dell’Arabia Saudita, la quale è andata volontariamente o involontariamente in soccorso di Israele: da Riyad si è infatti affermata la netta contrarietà all’accordo poichè, come ha spiegato Turki bin Faisal, ex capo dei servizi segreti sauditi, “l’accordo apre le porte alla proliferazione nucleare, non le chiude”.

Arabia Saudita e Iran sono sempre stati cane e gatto, con i missili (non nucleari) puntati l’uno contro l’altro, contrapposti in tema di medio Oriente, di Siria (l’Iran sostiene Bashar al-Assad e gli Hezbollah, mentre Riyad gli oppositori e il Fronte al-Nustra), di Yemen (Teheran è con i ribelli houthi mentre L’Arabia Saudita guida la coalizione della Lega Araba contro di loro) e di religione.

Fatto sta che l’Arabia Saudita ha da un pezzo acquistato missili “DF-21 East Wind” dalla Cina, e il 18 giungo, accanto all’acquisto di 16 reattori nucleari per centrali atomiche dalla Russia per un controvalore di 10 miliardi di investimenti nel paese euroasiatico, a San Pietroburgo Vladimir Putin e il principe Mohammed Bin Salman, ministro della Difesa, secondo successore al trono del re Salman e per l’occasione accompagnato dal ministro degli Esteri Adel bin Ahmed al-Jubeir, dal ministro di Stato e membro del gabinetto Khaled bin Abdurrahman al-Essa e dal presidente dell’Intelligence, generale Khalid bin Ali al-Humaidan, hanno trattato la compravendita di missili russi tattici Iskander-E e di sistemi di difesa aerea S-400 S-300, visti poco prima al forum “Armia-2015”, dedicato al settore della Difesa.

Non è inoltre un segreto che da tempo Riyad speri nell’acquisizione di testate nucleari, ipotesi a cui gli Stati Uniti si sono sempre opposti verificando attraverso gli 007 gli acquisti di armi da parte dei sauditi.

Obama ne è convinto: l’accordo sul nucleare iraniano toglierà a Teheran la possibilità di avere l’atomica, per cui, oggi i due antichi contendenti si trovano di fatto alla pari.