di Marco Paganelli –
I governi dell’Estonia, della Lettonia e della Lituania hanno raggiunto un accordo di mutua cooperazione dei loro eserciti quale segnale di coesione di fronte alle tensioni in corso fra l’Occidente e la Russia. Per quanto l’eventualità di un conflitto resti piuttosto remota, i vari paesi dell’area hanno scelto di non escludere nulla, per cui anche la Svezia, paese non è membro della Nato, ha deciso di richiamare 7.500 riservisti che componevano il suo esercito nel 2004, mentre la Polonia ha affermato l’intenzione di acquistare dal Pentagono alcuni missili da crociera invisibili AGM – 158 – JASSM.
Il Senato Usa ha approvato ieri, come la Camera dei Rappresentanti il giorno precedente, una risoluzione che autorizza la Casa Bianca a inviare al governo di Kiev armi letali e non per un valore totale di 350 milioni di Dollari per combattere i ribelli delle regioni orientali sostenuti da Mosca.
Il Cremlino ha interpretato ciò come un gesto provocatorio rispondendo che in tale caso valuterebbe la possibilità di una nuova invasione dell’Ucraina.
Il documento ha sollecitato le autorità statunitensi a intensificare pure le sanzioni economiche contro la Russia (possibilità per il momento esclusa dall’esecutivo) e ad attivarsi per attribuire all’Ucraina, alla Georgia e alla Moldavia lo status di “maggiore alleato non Nato”; tale scelta presupporrebbe l’unanimità in seno all’Alleanza Atlantica che ora manca dal momento che nessun governo vuole scontrarsi militarmente direttamente o indirettamente con Vladimir Putin.
Il responsabile del comitato della Duma per gli affari internazionali Alexei Puskov ha definito le azioni che sta delineando Washington come “il tentativo di gettare le basi di una nuova guerra fredda”.
Kiev ha annunciato di avere stipulato un contratto con l’azienda “Barrett Firearms”,specializzata nella produzione, negli Stati Uniti, di fucili da cecchino.
Le spinose questioni che stanno interessando le due superpotenze saranno affrontate lunedì prossimo a Roma dove si incontreranno i loro ministri degli Esteri Sergej Lavrov e John Kerry.

