di Guido Keller –

Al momento si parla di guasto tecnico e questa è la causa più accreditata: un aereo russo, un Airbus A-321 della compagnia russa Kogalymavia partito da Sharm el-Sheikh e diretto a San Pietroburgo, è precipitato sulla penisola del Sinai. A bordo 224 persone di cui 17 bambini (7 membri dell’equipaggio), che avevano terminato il periodo di vacanza e che quindi stavano rientrando.

Le notizie si rincorrono e al momento non vi è ancora nulla di ufficiale: a quanto riferiscono le autorità egiziane, il pilota avrebbe lanciato l’Sos e “Le forze per le ricerche ed i soccorsi hanno trovato rottami dell’Airbus A-321”; le prime informazioni parlano di aereo spezzato in due tronconi. Alcune fonti hanno riferito che il pilota sarebbe voluto rientrare o atterrare al Cairo a causa del malfunzionamento dei motori, e già Mosca starebbe indagando per negligenza.

Nulla ancora di ufficiale quindi, per cui resta in piedi ogni ipotesi, compresa quella di un attentato: i rottami dell’aereo infatti sono caduti sulle montagne del Sinai, una zona controllata dalle milizie di Ansar Beit al-Maqdis, gruppo perennemente in guerra con l’esercito egiziano e che si è unito all’Isis fino a dichiarare l’annessione della penisola allo Stato Islamico.

Difficilmente eventuali terroristi avrebbero avuto la capacità di colpire un velivolo 9mila metri di altitudine con un missile, ma una bomba potrebbe essere stata imbarcata eludendo i controlli, ad esempio dal personale di terra. I terroristi di Ansar Beit al-Maqdis, che già in passato avevano cercato di affermarsi nel quadro dell’Isis, potrebbero così aver risposto ai raid russi in Siria.

Viene comunque ritenuta un falso la rivendicazione da parte dei terroristi islamici della distruzione dell’aereo.

Due delle più importanti compagnie aeree europee, la tedesca Lufthansa e l’Air France-KLM, hanno deciso di non volare più sopra la penisola del Sinai fino a quando non si chiariranno le cause dello schianto.