di Guido Keller –
Gli esponenti della resistenza talebana si sono detti, in occasione dell’incontro di Doha con gli Stati Uniti, disponibili a partecipare ad un governo di unità nazionale e quindi ad aprire un dialogo con il presidente afghano Hamid Karzai.
Il rappresentante dei talebani, Mohamed Naeem, ha spiegato che l’unità a cui si pensa “Dovrà essere un governo al quale possano partecipare tutti i rappresentanti del nostro popolo, che dia agli afgani la speranza che il loro Paese appartenga loro”. “La nostra politica è chiara – ha continuato Naeem: il problema afgano ha due aspetti, e quello fondamentale è l’occupazione del Paese da parte di truppe straniere: all’aspetto di politica interna penseremo dopo aver risolto i problemi con gli stranieri”.
Nonostante la contrarietà a che i talebani aprissero sedi di rappresentanza all’estero, l’ufficio di presidenza ha affermato attraverso una nota, uscita in contemporanea alla dichiarazione dei talebani, che “L’Afghanistan vuole partecipare alle discussioni di pace con in talebani, ma i segnali di guerra inviati contemporaneamente all’apertura degli uffici a Doha sono contrari alla volontà di pace”, con evidente allusione all’attacco contro la base aerea di Bagram, avvenuto nella notte fra martedì e mercoledì, e costato la vita a quattro militari statunitensi. Sempre nel comunicato si legge che “L’evolversi della situazione dimostra che dietro l’apertura degli uffici talebani nel Qatar vi sono delle potenze straniere”.
In realtà lo stesso coinvolgimento del presidente afghano nei colloqui fra Stati Uniti e talebani non è stato così scontato, tanto che già a marzo erano stati proprio gli americani a costringere Karzai a recarsi a Doha per incontrare i nemici di sempre, passaggio che lui voleva evitare; a maggio lo stesso Karzai si è recato in India per chiedere aiuti militari in vista dell’ormai prossima partenza dei sodati alleati.
Le ultime notizie giunte dal Qatar fanno supporre che presto il governo afgano disporrà la liberazione di diversi leader talebani catturati e tra questi si è parlato del mullah Abdul Ghani Baradar, l’ex numero due del mullah Omar, che per primo voleva aprire una linea di dialogo col governo.
Anche il Pakistan, che l’anno scorso ha scarcerato 26 comandanti dei talebani per favorire il processo di pace, ha accolto con soddisfazione l’apertura a Doha di una rappresentanza dei talebani.
La guerra in Afghanistan è iniziata il 2001, a seguito dell’attentato alle Torri gemelle d New York. Le Forze Nato – Isaf hanno visto la partecipazione di 131.720 militari provenienti principalmente da Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Polonia, Australia, Turchia, Romania,Spagna ed altri 37 paesi; accanto ai militari Isaf vi sono stati impiegati dal 2008 anche 48.000 soldati Usa non Isaf e, dal 2010, 138.200 militari afgani e 120.500 membri della polizia afgana.
Dall’altra parte hanno combattuto 36.000 talebani, 50.000 miliziani di al-Qaeda, 1.000 di Hezbi Islami, 10.000 del Movimenti islamico dell’Uzbekistan, 35.000 del TTP (Talebani del Pakistan), 10.000 della Shura di Quetta e 4.500 del Tereek-e-Shariat-e-Mohamadi.
Le perdite fra deceduti, catturati e feriti sono state circa 30.000 da una parte e 65.000 dall’altra.

