di Guido Keller –
A ruota, dopo che si è saputa l’intenzione di Obama di ritirare le truppe Usa dall’Afghanistan entro il 2014, è arrivata la comunicazione in tal senso anche dal Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il quale ha fatto sapere che in mancanza di un accordo con il governo di Kabul, ovvero “Senza un quadro legale non vi può semplicemente essere una presenza della Nato dopo il 2014: non è questa la soluzione che auspicavano, o quelle che riteniamo migliore per il popolo afgano”.
Del ritiro delle truppe Usa dal paese mediorientale, dove erano presenti dal 2001 in seguito agli attentati alle Torri gemelle, se ne è parlato da tempo, ma della cosa il presidente afgano Hamid Karzai proprio non ne ha voluto sapere: da sempre considerato “Il sindaco di Kabul”, per il fatto che il suo potere effettivo non esce dalla capitale dal momento che il resto del territorio è in mano ai talebani, Karzai teme il ritiro delle truppe Nato possa gettare il paese nel caos, com’è successo in Iraq.
Gli Stati Uniti hanno persino tentato di arrivare ad un accordo con i talebani tagliando fuori dai colloqui di Doha proprio il presidente afgano, il quale è riuscito in un secondo momento a far valere la sua posizione. Karzai si è comunque rifiutato di firmare l’accordo che prevedeva la presenza sul territorio di un piccolo contingente statunitense.
Usa e Nato hanno comunque deciso di lasciare sull’ampio territorio un piccolo contingente di 12mila soldati destinato a condurre l’addestramento delle forze regolari afgane e delle missioni antiterrorismo.

