di Enrico Oliari –

Un raid Usa condotto con un drone nell’area di Zabul, al confine tra l’Afghanistan e il Pakistan, ha ucciso il massimo leader dei talebani, il mullah Akhtar Mansour. La notizia, comunicata ieri dal Pentagono, è stata confermata oggi dai talebani, mentre fino a ieri sera i media del Pakistan e dell’Afghanistan riportavano semplicemente che “E’ stato colpito un taxi e ucciso il tassista”.

Da quanto si è appreso, il via libera ad uccidere il leader dei talebani è arrivato direttamente dalla Casa Bianca, ed il segretario di Stato Usa John Kerry ha sottolineato in conferenza stampa dalla Birmania, dov’é in visita, che “Il leader talebano Mullah Akhtar Mansour è stato fatto oggetto di un raid americano perché rappresentava una minaccia per le truppe americane, per i civili afgani e per i colloqui di pace”.

Il mullah Akhtar Mansour è stato colpito dai missili del drone mentre si spostava in auto: la sua morte è quindi confermata, nonostante, come accade spesso quando si tratta di leader di gruppi terroristici, le notizie siano fumose e contraddittorie; lo stesso Mansour era stato dato morto in dicembre in un conflitto a fuoco a Quetta, in Pakistan.

Akhtar Mansour, 50 anni (l’anno di nascita è incerto), è succeduto nel luglio dello scorso anno al mullah Mohammad Omar, ucciso nel 2013 ma la cui morte era stata tenuta segreta. Nel 1985 combatté contro i russi da leader di uno dei molti gruppi autoctoni, e vi rimase ferito; terminato il conflitto, frequentò gli studi religiosi e riprese la lotta per l’istituzione dell’Emirato islamico dell’Afganistan, entità che si concretizzò nel1996 con la presa di Kabul. Divenne prima direttore dell’aeroporto della capitale, poi ministro dell’Aviazione e del Turismo (per i viaggi alla Mecca) e responsabile della compagnia aerea del paese, la Ariana. L’anno dopo venne catturato da un signore della guerra uzbeko mentre tentava di prendere, a capo di miliziani, la città di Mazar-i-Sharif (la quarta del paese), ma poi fu liberato in cambio del pagamento di un riscatto.

Nel 1998 Mansour venne in Europa a seguito del mullah Nek Muhammad, in Germania e in Repubblica Ceca per l’acquisto di attrezzature aeroportuali e di pezzi per gli elicotteri da guerra dell’Afghanistan e velivoli per l’aviazione. In seguito venne indicato come complice di attentati e del dirottamento di aerei, come pure di azioni pesantemente distruttive sui villaggi afghani che non volevano sottomettersi ai talebani, specie a Kandahar e nella provincia di Helmand.

Nel 2013 si disse che avesse convinto gli altri leader talebani di aprire un ufficio politico in Qatar per avviare negoziati con l’occidente, cosa che effettivamente fu fatta fino al fallimento delle trattative. Nel 2015 scrisse una lettera al leader del Daesh Abu Bakr al-Baghdadi per avvertirlo del rischio di una “molteplicità” dei macrogruppi nella “confraternita islamica” e per prevenire ogni interferenza nei confronti dei talebani.

A succedergli ora potrebbe essere il mullah Abdul Manan Akhund, fratello del Mullah Omar, oppure il mullah Yakoub o il vice di Mansour, Sirajuddin Haqqani, leader della rete Haqqani.