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Il ministro della Difesa, Mario Mauro, è intervenuto sull’attentato di ieri a Farah, nel sud dell’Afghanistan, costato la vita al militare italiano Giuseppe La Rosa, 31 anni, celibe, originario della Sicilia ed effettivo al terzo reggimento bersaglieri della Brigata Aosta.
“La gestione di certe situazioni spetta alla comunità internazionale se si vuole che il nostro tempo si cibi di pace e non di conflitti. Questo ci espone a delle scelte e le scelte hanno un prezzo, perché la pace e la libertà non sono gratis”, ha affermato il ministro della Difesa alla stampa che lo ha intervistato.
Le dinamiche dell’attacco al Lince italiano, sul quale viaggiavano altri militari, non sono ancora del tutto chiare, mentre l’azione è stata rivendicata dai talebani, il cui portavoce, Qari Yousef Ahmadi, ha dichiarato che l’assalitore che ha lanciato una granata contro il mezzo blindato era un bambino di 11 anni. Nella deflagrazione sono rimasti feriti altri due militari seppure in modo non grave.
Mauro ha spiegato che “Abbiamo elementi che fanno pensare a una cosa bene organizzata con una macchina che avrebbe rallentato il nostro mezzo in prossimità di un bazar affollato. Una persona adulta (quindi non un bambino, ndr.) ha buttato l’ordigno ed è scappata”.
Riferendosi alla missione, il ministro ha ribadito che “sono gli afghani stessi a ritenere utile la collaborazione degli italiani perché ha consentito loro di valorizzare i diritti delle donne in una società segnata da violenza e dal dominio dei talebani. In secondo luogo l’Afghanistan è il classico teatro che incide sulla nostra vita di tutti i giorni: è il crocevia del fenomeno del terrorismo fondamentalista capace di scatenare su scala planetaria un conflitto. In terzo luogo è offensivo vanificare il ruolo e il sacrificio dei nostri uomini a un passo dalla fine della missione internazionale”.
