di Enrico Oliari –
In un recente incontro fra media cinesi e pachistani l’inviato speciale del Ministero degli Esteri cinese per gli Affari afghani, Sun Yuxi, ha reso noto di essersi incontrato con l’attuale presidente afghano, Hamid Karzai, e con i due candidati alla presidenza, Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah.
Come da consuetudine, l’esponente cinese ha parlato in modo roboante del sostegno che la Cina dà al processo di riconciliazione “guidato e ottenuto dal popolo afghano” e del concreto sostegno che Pechino mette a disposizione per lo sviluppo e la prosperità dell’Afghanistan. Ha inoltre affermato che la Cina nutre fiducia in un graduale miglioramento del quadro della sicurezza interna.
Come spesso accade, dietro alle belle parole vi è tuttavia qualcosa di meno aulico e di più concreto, basti vedere la mole di contratti che sono in essere fra il Dragone e il Paese dei talebani fin da quando la tensione interna dovuta al conflitto è andata in calando: già il 5 agosto 2011 il premier cinese Wen Jiabao aveva incontrato Karzai ed i due avevano discusso di una quarantina di grandi progetti affidati a compagnie cinesi.
Fra questi il più interessante è quello che vede impiegata la China Metallurgical Corporation per l’estrazione del rame dal più grande giacimento del mondo, ad Aynak, a qualche decina di chilometri a sud-est di Kabul, scoperto dai sovietici nel 1974 e con una riserva del prezioso metallo stimata in 690 milioni di tonnellate di materiale grezzo, ovvero 11,33 milioni di tonnellate di rame raffinato.
Il contratto stilato dal governo di Karzai ha un controvalore di 3.5 miliardi di dollari e, oltre alla China Metallurgical Corporation, interessa altri colossi cinesi del settore quali la Jiangxi Copper Corporation e la Zijn Mining Group Company.
Il trasporto del rame verso la Cina è assicurato dalla costruzione di un’imponente ferrovia che collega i due paesi attraverso il Pakistan.
Oltre alla rete ferroviaria, la China Metallurgical Corporation sta operando all’attivazione di una centrale elettrica di 400 Mw di potenza alimentata dal carbone estratto da una miniera scavata nei dintorni dalla stessa azienda cinese.
Come da consuetudine le multinazionali cinesi hanno portato la loro manodopera da casa, cosa che ha fatto infuriare la popolazione afgana locale ed ancor più le milizie talebane (Aynak si trova nella valle di Jalrez, che è presidio talebano), le quali hanno dato il via ad attacchi sia verso i militari cinesi che gli stessi lavoratori. Non va inoltre tralasciato l’alto rischio di inquinamento della falda acquifera sottostante la zona, la quale fornisce acqua potabile a diverse decine di migliaia di persone. L’imperialismo cinese è primo interessato negli appalti per la ricostruzione dell’Afghanistan e ha già incassato commesse per opere pubbliche di ogni ordine e grado, ma è evidente che a Pechino interessi più cosa si trova sotto e non sopra il Paese dei talebani.

