di Guido Keller –
GARMISCH-PATTENKIRCHEN (Germania). Ha preso il via presso il castello di Elmau, a Garmisch-Partenkirchen, il G7, occasione per parlare di clima, sanità, lotta alla povertà, ma anche di Isis, Ucraina, Libia, Russia e Grecia.
Accolto da Angela Merkel il presidente Usa Barak Obama ha ringraziato la cancelliera “per la sua partnership e la sua leadership: siamo inseparabili in Ue e nel mondo”. “Bisogna – ha continuato Obama – contrastare con fermezza l’aggressione all’Ucraina”. “Discuteremo del futuro, dell’economia globale, di una crescita forte che crei lavoro e una prospettiva salda dell’unione”, ha poi affermato circondato con Merkel dalla folla di cui molti in abiti tradizionali bavaresi.
La padrona di casa ha accolto anche il premier italiano Matteo Renzi, salutato all’aeroporto da giovani in Lederhosen e tipiche camicie colorate sulle note del celebre motivo di Paolo Conte, reso famoso da Adriano Celentano “Azzurro”.
L’atmosfera appare conviviale, con i leader che si siedono ai tavoli dei giardini circondati da bavaresi, con in mano il classicissimo boccale di birra e nel piatto i Wuerstel.
Qualche argomento all’ordine del giorno è trapelato, come la crisi con la Russia, grande assente a causa di quello che ormai è un clima da Guerra fredda, per il quale gli Usa vorrebbero portare missili nell’Europa orientale, o ancora la crisi greca.
Renzi ha già fatto sapere che “Al G7 andiamo con la convinzione che l’Italia deve essere sempre di più protagonista nel mondo avendo la forza di fare accordi alla radice. Faccio un esempio: sui flussi migratori è inutile fare proclami se tagli i fondi per la cooperazione: i flussi non li blocchi in mare, li blocchi con la cooperazione. Se vuoi intervenire devi fare interventi strategici, ecco di cosa parleremo al G7″. Va detto tuttavia che nel periodo del G7 è stato sospeso per motivi di ordine pubblico Shengen, per cui molti richiedenti asilo sono stati respinti verso l’Italia.
Ospiti previsti nelle varie sessioni sono il presidente tunisino Béji Caid Essebsi, quello nigeriano Muhammadu Buhari, il primo ministro iracheno Haider al-Abadi e altri leader africani, ma anche rappresentanti dell’Onu, del Fmi, dell’Organizzazione mondiale del commercio e Banca mondiale.

