Albania. Kushner, quando gli investimenti diventano geopolitica

di Giuseppe Gagliano –

L’investimento turistico da 1,4 miliardi di euro promosso da Jared Kushner in Albania, tra l’isola di Sazan e l’area costiera di Zvërnec, sta alimentando proteste ambientaliste e un dibattito che va ben oltre il turismo. Al centro della discussione non c’è soltanto l’impatto su ecosistemi considerati particolarmente delicati, ma il ruolo crescente dei grandi capitali privati nella ridefinizione degli spazi strategici del Mediterraneo.
Secondo quanto riportato da Reuters, il progetto sostenuto da Affinity Partners ha suscitato manifestazioni a Tirana e preoccupazioni per la tutela della biodiversità, delle zone umide e dell’accesso pubblico alla costa. Tuttavia, il caso assume una dimensione più ampia per il profilo dello stesso Kushner, ex consigliere della Casa Bianca e figura chiave della politica mediorientale durante la prima amministrazione Trump.
Proveniente da una delle più note famiglie dell’immobiliare americano, Kushner ha costruito la propria carriera all’incrocio tra finanza, real estate e politica. Durante la presidenza Trump è stato tra gli artefici degli Accordi di Abramo, che nel 2020 hanno favorito la normalizzazione dei rapporti tra Israele e diversi Paesi arabi, aprendo nuove opportunità economiche, tecnologiche e finanziarie tra il Golfo e lo Stato ebraico.
Il progetto albanese viene così interpretato da alcuni osservatori come un esempio della crescente sovrapposizione tra investimenti privati e influenza geopolitica. In un contesto internazionale nel quale il potere si esercita sempre meno soltanto attraverso basi militari, alleanze e trattati, acquisiscono importanza strumenti come fondi d’investimento, infrastrutture turistiche, partenariati pubblico privati e grandi operazioni immobiliari.
L’Albania rappresenta in questo senso un caso emblematico. La valorizzazione di aree costiere e insulari considerate strategiche dal punto di vista geografico e turistico si inserisce in una più ampia competizione per il controllo delle infrastrutture, dei corridoi economici e delle rotte del Mediterraneo allargato.
Gli analisti sottolineano che non ogni progetto immobiliare debba essere letto come un’operazione geopolitica. Tuttavia, quando investimenti di tale portata coinvolgono personalità che hanno avuto un ruolo di primo piano nella politica estera statunitense, il confine tra interesse economico e influenza strategica tende a diventare meno definito.
Il caso Kushner evidenzia una trasformazione più generale degli equilibri internazionali. Gli Stati continuano a essere protagonisti, ma sempre più spesso condividono spazio e influenza con fondi d’investimento, grandi gruppi finanziari e operatori privati capaci di incidere sul destino di territori e infrastrutture.
Per questo il dibattito aperto in Albania non riguarda soltanto la costruzione di un resort. Riguarda il futuro di aree considerate strategiche e la crescente intersezione tra capitale privato, politica internazionale e controllo degli spazi nel Mediterraneo del XXI secolo.