di Guido Keller

Il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo, si è detto disponibile alla richiesta dell’inviato dell’Onu per la crisi siriana Staffan de Mistura di una tregua umanitaria di 48 ore per soccorrere gli abitanti di Aleppo, città spaccata in due dai pesanti combattimenti che vedono i jihadisti di Jabar Fath al-Sham, nuovo nome del gruppo qaedista Jabat al-Nusra, e i loro alleati, i ribelli islamisti di Jaysh al-Islam e di Ansar al-Sham da una parte, e l’esercito regolare siriano, sostenuto dagli Hezbollah siriani e dall’aviazione russa dall’altra.

La tregua sarebbe di 48 ore alla settimana, e dovrebbe prendere il via già nei prossimi giorni, per quanto vi sono perplessità che, come è già avvenuto in passato, possa reggere.

Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov è riuscito ad ottenere dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan due posti di blocco alla frontiera con la Turchia, dopo che per anni sono passati decine di migliaia di foreign fighter, armi ed ogni altro materiale, ma non viene scartata l’idea di arrivare ad un corridoio aereo per gli aiuti umanitari onde evitare, com’è già avvenuto in passato, che insieme agli aiuti via terra arrivino anche armi e rifornimenti per i jihadisti.

La Pesc Federica Mogherini ha comunicato che l’Unione Europea “condanna fortemente l’escalation della violenza ad Aleppo”, in particolare “tutti gli attacchi contro i civili” e quelli “eccessivi e sproporzionati da parte del regime siriano”, per cui viene chiesto “uno stop immediato ai combattimenti”. Va detto che i civili si trovano in mezzo al fuoco, vittime dei bombardamenti sia da parte dell’esercito che da parte dei ribelli – jihadisti.

Incominciate alcuni mesi fa, le operazioni siriane su Aleppo sono state un attacco preventivo dopo che i satelliti russi avevano permesso di appurare l’ammassamento di jihadisti pronti a lanciarsi in un’offensiva approfittando del cessate-il-fuoco appena proclamato. Si trattava dei miliziani di Jabat al-Nusra (oggi Jabhar Fath al-Sham), diramazione siriana di al-Qaeda e come tale esclusi dalla tregua del 27 febbraio, e dei loro alleati di Jaysh al-Islam e di Ansar al-Sham, i quali, pur sedendo al tavolo delle trattative di Ginevra in forza alla composita delegazione delle opposizioni (Hnc), non hanno rispettato la tregua ed hanno continuano a combattere.

Ieri de Mistura si è visto costretto a sospendere sine die gli incontri di Ginevra, che fino ad oggi non hanno portato a nulla soprattutto per lo scoglio del ruolo del presidente siriano in un’eventuale fase di transizione, che i ribelli vorrebbero estromesso in modo definitivo, mentre il governo di Damasco vorrebbe mantenerlo nelle sue funzioni fino ad elezioni democratiche.

In particolare l’Arabia Saudita, sostenitrice dei ribelli e dei jihadisti di Jabar Fath al-Sham, era riuscita ad ottenere la partecipazione alle trattative di Jaysh al-Islam e di Ansar al-Sham, considerati da Damasco e da Mosca come gruppi terroristici, mentre, insieme alla Turchia, aveva fatto escludere dai colloqui i curdi di Kobane.

E’ stata invece disattesa la proposta di perdono presidenziale lanciata da Bashar al-Assad per chi si fosse arreso dal 28 luglio entro i tre mesi, la quale prevedeva anche l’apertura di quattro corridoi di cui tre umanitari ed uno a nord per i militari intenzionati a depositare le armi.