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Il colonialismo cinese sta conquistando l’Africa portando, in cambio di materie prime e di terreni agricoli, servizi ed infrastrutture costruiti però con materiali cinesi, da ditte cinesi e con lavoratori cinesi.

Gradualmente i paesi africani si stanno rendendo conto del costo di tale sviluppo e per primo lo Zambia ha chiuso la porta agli investimenti dell’Impero celeste nel proprio paese, anche perché se c’è chi deve lavorare in Africa, non sono i cinesi, bensì gli africani.

Il lavoratore cinese impiegato in Africa, tuttavia, esce dall’immagine di quello occidentale, che sceglie determinati impieghi nel Continente nero perché maggiormente retribuito, bensì continua ad essere sfruttato, segno di un “comun-capitalismo” che considera l’individuo solo in quanto macchina produttrice.

Oggi una trentina di operai cinesi, impegnati per il gigante cinese nel settore delle grandi opere pubbliche e nell’edilizia Cscec a Oued Falli, in Algeria, nella costruzione di cinquemila alloggi di edilizia popolare, sono stati licenziati per aver osato scioperare con lo scopo di sollecitare il pagamento degli stipendi arretrati.

I 30 lavoratori, parte di un gruppo di 200 che poi aveva ripreso il lavoro, sono stati quindi rimpatriati in Cina.

La Cscec ha vinto in Algeria appalti ricchissimi.

Vedi: Se la febbre gialla dell’economia sta contagiando il Continente nero: l’opa di Pechino sull’Africa