di Michele Convertino –
EDIMBURGO. Ieri David Cameron è arrivato in Scozia per rilanciare un sentimento d’unione che sembra perduto. Il premier, il cui intervento ha avuto luogo nei palazzi della Scottish Widows, si è detto seriamente preoccupato per il futuro del Regno Unito e della Scozia. “Vogliamo disperatamente che rimaniate con noi; non vogliamo che questa famiglia di nazioni diverse venga fatta a pezzi”. Queste le parole con cui ha cercato di instaurare un filo diretto col pubblico presente.
Come forse era possibile prevedere, gli uomini chiave di Westminster hanno messo in atto un ultimo piano d’azione per cercare di salvare la corona britannica. Seguendo un esempio storico non troppo distante da noi, nel parlamento di Londra sono alla disperata ricerca di un’apertura con i secessionisti. E’ ovvio che sul banco siano stati offerti più poteri e più devolution alla nazione scozzese. Il fatto curioso è che la storia sembra ripetersi. Nel 1995 la provincia francofona del Quebec propose ai propri cittadini di votare per l’indipendenza dal governo canadese. I sondaggi fatti pochi giorni prima del voto davano il “sì” avanti e solo un apertura in extremis del governo, che offrì maggiore autonomia, scongiurò il pericolo della secessione. Il “no” vinse di appena un punto percentuale. Chiaro che a Londra stiano facendo tesoro di questa lezione.
Il vero errore della campagna better together é stato quello di concentrarsi troppo sulle programmi degli YesVote cercando di controbattere punto per punto. Sarebbe stato necessario forse, un piano d’azione proprio per sensibilizzare gli elettori su temi quali: il ruolo di una nuova Scozia nello scenario internazionale, le infrastrutture e gli organismi che devono essere formati per far sì che il nuovo governo sia indipendente anche nella pratica o, semplicemente, spiegare ai cittadini che nell’attuale economia globale non ci si può permettere il lusso di sbagliare e ripartire da zero. Se il “sì” vincesse non ci sarebbe alcuna possibilità di tornare indietro. E’ una prova di maturità e negli ultimi secoli il sistema politico britannico ha fatto in modo che tutte le nazioni aderenti siano dipendenti l’una dall’altra. In più l’eventualità di una secessione potrebbe essere presa come cammino da seguire da altre regioni in Europa.
La Catalunya o il nostro Veneto potrebbero seguire l’esempio e portare scompiglio nel sud della Comunità Europea. Aver riempito i giornali di notizie finanziarie non ha giovato a coinvolgere quella parte della popolazione più giovane che di sicuro avrebbe preferito parlare di posti di lavoro o prospettive di una vita migliore.
Nella mattinata di oggi non è un caso che i sondaggi abbiano restituito il vantaggio al “no”. Forse l’ultimo assalto sta iniziando ad avere l’effetto sperato. Comunque vada alla fine, saranno proprio le nuove generazioni a doversi prendere cura di problemi che l’attuale classe politica sta solo rimandando.

