di Valentino De Bernardis –

Il governo di Luanda prova a giocarsi l’ennesima carta per arginare la crisi economica in cui il paese è stato risucchiato da oltre un anno. Una delegazione dell’esecutivo guidato dal ministro delle finanze Armando Manuel e dal vicegovernatore della banca centrale angolana, Gualberto Lima Campos, si è recato a Washington per prendere parte (12-17 aprile) ad una serie di incontri preliminari con il Fondo Monetario Internazionale (IMF), ed iniziare a discutere misure chiave di politica economica propedeutiche affinché l’istituzione finanziaria sovranazionale possa assistere il paese africano.

Le fibrillazioni economiche in Angola hanno iniziato ad essere sempre più consistenti dalla seconda metà del 2014, con la caduta del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, da cui il paese è fortemente dipendente per oltre il 90% delle esportazioni e l’80% del gettito fiscale. Susseguirsi di eventi che hanno messo a nudo le vulnerabilità di una economia scarsamente diversificata e imprigionata corruzione endemica che drena le ricchezze, secondo quanto rilevato dalle classifiche internazionali del settore. Una situazione quanto mai preoccupante come dimostrato dalla svalutazione del kwanza sul dollaro americano del 35% nel corso del 2015, e che rischia di peggiorare nel 2016.

L’importanza di mantenere ben saldi i fondamentali macroeconomici nazionali hanno rappresentato i driver principali che hanno mosso l’Angola a rivolgersi all’IMF, con la quasi certa richiesta di un supporto finanziario, quale l’Extended Fund Facilities (EFFs), della durata di tre anni. Il paese africano, per avere accesso allo strumento finanziario del Fondo, dovrà quindi dimostrare la volontà concreta di stilare un programma importante di tagli alla spesa pubblica, riforma del sistema fiscale e stimolare la crescita del settore privato ancora troppo debole per un paese dalle alte ambizioni come l’Angola. Un piano di azione per certi aspetti non dissimile da quello ottenuto dall’ex madrepatria nel 2011, sebbene al Portogallo vennero richieste altre riforme, tipo quella del mercato del lavoro, trattandosi di una economia matura e già completamente diversificata

In passato l’Angola ha già potuto beneficiare un programma di aiuti dell’IMF nel periodo 2009-2012 per un totale di 1,4 miliardi di dollari, sotto forma di Stand-By Arrangements, necessari all’epoca a stabilizzare la bilancia dei pagamenti dopo la caduta delle riserve estere nel 2008.

La volontà di voler adesso accedere agli EFFs lascia pensare che Luanda voglia richiedere un periodo di rimborso più dilazionato nel tempo. Anche oggi come in passato i rappresentanti africani si dovranno impegnare per migliorare anche la trasparenza nel processo contabile del governo, per poter meglio monitorare le entrate e le uscite dalle casse nazionali.

L’intenzione di richiedere supporto all’IMF è stata giudicata positivamente dall’agenzia di racing Moody’s, che ha quantificato il possibile aumentare del supporto finanziario richiesto a circa $500 milioni, anche se sembra ancora presto per poter ipotizzare l’ammontare della possibile concessione. Un raggiungimento di un accordo in tempi brevi potrebbe evitare un aggravarsi della crisi della bilancia dei pagamenti e concedere al paese il tempo necessario per sanare i conti pubblici ed attuare le riforme richieste..

In attesa di buone notizie dall’altro parte dell’Atlantico, il governo angolano continua ad autofinanziarsi con l’emissioni di buoni del tesoro, sotto la minaccia di tassi di interesse particolarmente alti, che per i buoni superiori ai 364 giorni è arrivato al 18%.

Provando a capire come tutto ciò possa riverberarsi sulla sfera politico-sociale del paese, si può notare che il campo delle possibili riforme richieste all’Angola rischia di andare a peggiorare le fratture sociali già presenti. L’Angola difatti è attraversata da forti contraddizioni, per cui la ricchezza generata dal boom del settore petrolifero subito dopo la fine della guerra civile, è stata a vantaggio di pochi, lasciando la una fetta consistente della popolazione sotto la soglia della povertà, quella stessa popolazione su cui oggi grava maggiormente il fardello delle politiche di austerità adottate a partire dal 2015. Solo per dare alcuni numeri, per poter meglio definire i termini della sperequazione sociale incipiente, l’Angola registra uno dei più alti tassi di mortalità infantile del mondo (127 decessi ogni 1000 nascite), di cui più della metà dovute a malnutrizione.

Numeri che la crisi economica e il proseguimento delle politiche di austerità potrà solo far peggiorare.

@debernardisv

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