di Valentino De Bernardis –
Una difficile congiuntura economica presente, che nonostante le difficoltà a cui il paese sarà costretto a far fronte nel breve-medio periodo, permette di guardare con motivato ottimismo al futuro. Questa potrebbe essere la summa del discorso sullo stato del Paese che il vicepresidente angolano Manuel Vicente ha tenuto mercoledì 15 ottobre in occasione della riapertura dei lavori parlamentari dopo due mesi (programmati) di pausa.
Sebbene il messaggio di apertura da parte della più alta carica dello stato (Vicente è stato chiamato a fare le veci del presidente José Eduardo dos Santos temporaneamente impossibilitato), sia previsto dall’articolo 118 della costituzione angolana, quello di quest’anno era particolarmente atteso dato il difficile momento economico che il paese si trova ad attraversare, oltre ad una storica transizione politica nel prossimo futuro.
Indirizzandosi alla Camera quasi al completo (presenti 190 parlamentari su 220), presieduta da l’ex vicepresidente della repubblica Fernando da Piedade Dias dos Santos, Vicente ha finalmente annunciato i termini monetari dell’accordo raggiunto durante la visita di tre giorni del presidente Dos Santos in Cina lo scorso mese di giugno. Trattasi di un prestito $6 miliardi che il paese ha ottenuto dalla Cina, da reinvestire per interventi pubblici nel campo dell’istruzione, della rete stradale, della sanità e della fornitura di energia elettrica.
Il tema degli accordi siglati con Pechino era stato di fatto causa, lo scorso mese di luglio, del boicottaggio al voto parlamentare di alcuni membri del maggior partito di opposizione União Nacional para a Independência Total de Angola (UNITA) sulla legge degli investimenti privati, lamentando una mancanza di trasparenza proprio in riferimento ai dettagli sul prestito ottenuto dalla Cina. Luanda e Pechino hanno ormai da tempo stretto una solida alleanza economico-finanziaria incentrata su accordi per lo sviluppo e la cooperazione, i cui dettagli valutari a volte non vengono resi pubblici. Una stima non ufficiale quantifica in circa $20 miliardi il totale del capitale prestato dalla Cina all’Angola dal 2002 ad oggi, ripagati principalmente attraverso l’esportazione di idrocarburi; di fatti il gigante asiatico importa circa la metà del petrolio dall’Angola.
A tal proposito anche la riforma del settore petrolifero è stato uno dei temi affrontato da vicepresidente angolano durante il suo discorso, con l’annuncio della prossima creazione di una commissione incaricata di porre le basi per una futura ristrutturazione della compagnia statale Sonangol (di cui lo stesso Vicente è stato Presidente del Consiglio d’Amministrazione dal 1999 al 2012).
Provvedimento quest’ultimo quanto mai atteso, dato che la difficoltà del comparto petrolifero nell’ultimo anno (che rappresenta circa la metà del PIL nazionale, l’80% del gettito fiscale e il 90% dei proventi delle esportazioni), con il crollo del prezzo della materia prima sui mercati internazionali, ha costretto il governo nel mese di febbraio ad una imponente revisione del budget 2015 per circa $51 miliardi (basandosi su una stima del prezzo del petrolio a $40 dollari al barile, invece degli $81 del precedente budget). Il difficile quadro macroeconomico ha portato Vicente ad annunciare anche un’ulteriore riduzione delle previsioni del tasso di crescita del PIL per l’anno corrente, passando dalle precedente proiezioni del 6% di febbraio, ad un più realistico 4%, in linea con le ultime stime di ottobre del Fondo Monetario Internazionale, che prevedono per l’Angola una crescita per il 2015 al 3,4%
L’anno parlamentare 2015-2016 appena iniziato per Luanda, si presenta quindi uno dei più cruciali per le istituzioni angolane, che oltre a dover affrontare la sopracitata emergenza economica, devono inoltre condurre il paese alle elezioni generali previste per il 2017. Elezioni che già oggi si possono definire storiche, dopo che il presidente Dos Santos (in carica dal 1979) nel mese di giugno, ha ufficialmente comunicato la volontà a non volersi ricandidare al termine del suo mandato, aprendo de facto la corsa alla successione. Una successione tutt’altro che semplice, dove il principale candidato, Manuel Vicente, dovrà impegnarsi senza sosta ad ottenere il sostegno di tutto il Movimento Popular de Libertação de Angola (MPLA), ed evitare spaccature ancora più deleterie dell’attuale crisi economica.
@debernardisv
Le opinioni espresse in questo articolo sono a titolo personale.

