di Enrico Oliari –

Dopo la strage della cittadina turca di Suruc dello scorso 20 luglio, in cui sono rimasti uccisi 32 giovani attivisti turchi e curdi, il governo di Ankara ha deciso la costruzione di una barriera lungo il confine siriano.

Lo scopo è ufficialmente quello di impedire il transito dei terroristi e il traffico di armi, ma va detto che fino ad oggi la Turchia non solo ha chiuso gli occhi davanti alle migliaia di “foreign fighters” che sono transitati nel proprio territorio per raggiungere in Siria le file dell’Isis, ma ha anche acconsentito al passaggio di armi e materiali, come pure del petrolio che dallo Stato Islamicoha contrabbandato per finanziare la jihad.

La Turchia vuole quindi lavarsi la faccia, ed un portavoce del governo ha precisato oggi che l’impegno contro i terroristi è una realtà “di cui nessuno dovrebbe dubitare, nonostante vi sia una campagna per screditare l’immagine della Turchia”. Intanto, però, fonti curde continuano a riferire di jihadisti feriti in Siria e in Iraq ricoverati negli ospedali turchi.

La barriera potrebbe tuttavia essere letta anche nel tentativo di interrompere i contatti fra i curdi siriani (Kobane dista ad una decina di chilometri da Suruc) e quelli turchi del Pkk, tant’è che il kamikaze della strage, il 20enne Seyh Abdurrahman Alagoz, era originario della provincia sudorientale turca di Adiyaman, risiedeva e lavorava in Turchia e quindi non veniva da oltre il confine, per quanto lì si era recato per integrarsi nell’Isis.

Oltre le proteste seguite alla strage, con scontri e 46 arresti Istanbul, mercoledì sono stati uccisi due poliziotti con colpi alla testa nella loro abitazione di Diyarbakir, delitto per cui sono stati catturati tre militanti curdi. Il risentimento dei curdi nei confronti del governo turco è palpabile, anche perché il recente tentativo dei miliziani dell’Isis di prendere Kobane è avvenuto grazie al fatto che, stando alle accuse dei curdi, i jihadisti sarebbero risaliti dalla Siria, quindi passati oltre il confine ed entrati a Kobane da nord, nonostante le guardie di confine e i militari turchi. Il quadro presenta quindi la Turchia temere l’interazione fra i curdi del Pkk e quelli del Ypg più della minaccia dell’Isis.

Nella giornata di ieri spari provenienti dalla parte siriana hanno ucciso un militare turco nella zona di Kilis, per cui immediatamente sono decollati gli F-16 di Ankara e carri armati sono penetrati nel territorio siriano.

Già oggi esiste una barriera di 235 chilometri lungo il confine con la Siria, ma il progetto ne prevede l’allungamento per altri 450 chilometri, nonché l’istallazione di visori notturni, telecamere termiche e sensori di movimento.

In accordo con gli Usa verrà implementata la base Incirlik, concessa alla Nato per il decollo degli aerei della coalizione anti-Isis.