di Enrico Oliari –

Proprio nel momento in cui sull’arenile di Seccagrande a Ribera (Ag) venivano individuati 22 clandestini appena sbarcati, a Bruxelles è stata approvata da una riunione dei ministri degli Interni dei paesi Schengen la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne e quindi, di fatto, la sospensione del trattato che prevede la libera circolazione delle persone nell’area.

Tecnicamente verranno riattivati i controlli alle frontiere interne nel momento in cui si verificheranno massicce entrare di migranti dalle frontiere periferiche.

E’ il caso dell’Italia, che solo nel 2011 ha visto sbarcare sulle sue coste meridionali fra i 60 e i 70.000 clandestini, fenomeno che ha portato nelle tasche dei trafficanti di uomini circa 700 mln di euro: per risolvere la crisi era stato concesso dal governo Pdl – Lega agli arrivati entro il 5 aprile il permesso di soggiorno e quindi la possibilità di muoversi nell’area Schengen, ma la Francia aveva chiuso loro la sbarra della frontiera di Ventimiglia.

Alla decisione di Parigi si era opposta l’Italia, la quale si avvaleva proprio del trattato, ma la decisione di oggi a Bruxelles è arrivata all’unanimità e quindi anche grazie al ministro Anna Maria Cancellieri.

Delusione “per la mancanza di ambizione europea mostrata dai Paesi membri” è stata espressa dalla  Commissaria per gli Affari interni, la danese Cecilia Malmstrom, mentre proteste sono arrivate dagli europarlamentari ‘tagliati fuori’ dalla decisione di sospendere, seppure per 6 mesi + 6 mesi in caso di fenomeni migratori massicci, del trattato di Schengen.

”La decisione presa durante il Consiglio dei ministri della Giustizia ed Affari interni europei di escludere il Parlamento europeo dalla procedura di codecisione prevista per la valutazione e il monitoraggio del trattato di Schengen rappresenta l’ennesima inaccettabile prepotenza dei governi”m afferma il vicepresidente vicario del Parlamento europeo e responsabile per la conciliazione legislativa, Gianni Pittella (Pd). ”La libera circolazione delle persone – sottolinea l’europarlamentare – è un diritto fondamentale che i trattati garantiscono ai cittadini dell’Unione europea ed il Parlamento europeo, anche alla luce delle novità introdotte dal Trattato di Lisbona ed in quanto istituzione democraticamente eletta dai cittadini, é l’attore maggiormente responsabile a doversi esprimersi su questi temi. Questa scelta – prosegue l’europarlamentare – conferma la sordità dei governi rispetto al grande tema del deficit democratico e la loro non curanza rispetto alla perdita progressiva di gradimento dell’Europa da parte dei cittadini: il trattato di Schengen é la bandiera dell’Europa e dunque su questa battaglia il Parlamento europeo dovrà andare fino in fondo anche ricorrendo alla Corte di Giustizia”.