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Con la scusa del fallimento del “Ginevra 2” l’Arabia Saudita ha fatto oggi sapere l’intenzione di rifornire sia gli insorti che gli jihadisti che combattono in Siria, già sul libro paga di Riyad, di lanciarazzi anti-aerei, di missili anti-carro a lunga gittata e di altri armamenti.
Dietro a tale decisione potrebbero esservi gli atavici dissidi con l’Iran, paese che nel conflitto siriano è alleato di Damasco; tuttavia la scelta dei sauditi, ufficialmente voluta per riequilibrare le parti, potrebbe innescare ulteriori violenze e soprattutto aprire la possibilità che anche gli alleati di al-Assad, come la Russia e l’Iran, forniscano ulteriori armamenti al regime.
Fra le motivazioni della decisione vi sarebbe inoltre la cronica lotta con il Qatar per riprendere il proprio ruolo di paese interlocutore privilegiato con l’Occidente, cosa che sta già facendo in Egitto con il rovesciamento, avvenuto lo scorso 3 luglio, di Mohammed Morsi.
La mossa di Riyad ha preoccupato gli Usa per il fatto che gli jihadisti, legati ad al-Qaeda, potrebbero utilizzare tali armi contro obiettivi civili stranieri, ad esempio abbattendo aerei di linea, come pure contro gli insorti, dopo la spaccatura del fronte ed i continui scontri fra le due fazioni.
L’Arabia Saudita è il quarto paese al mondo per spese militari, con un bilancio superiore a 60 mld di dlr l’anno.

