di Daniele Priori –
E’ morto all’età di 90 anni, in seguito ad un’infezione polmonare, re Abdullah, sovrano dell’Arabia Saudita. Nato il 1 agosto del 1924, è stato comandante della Guardia nazionale e vice-primo ministro fino al 1996, anno in cui è diventato reggente dello stato in quando il padre Abd al-Aziz Ibn Saud era impossibilitato a regnare a causa di un ictus; nel 2005 è stato incoronato re dell’Arabia Saudita.
Gli succede, in quanto designato già nel 2012, l’80enne Salman, uno dei 36 fratellastri e già ministro della Difesa, cagionevole di salute anche a causa di un recente infarto; in caso di rinuncia sarebbe salito al trono il fratellastro Muqrin, 69enne capo dell’Intelligence, ma la cosa sarebbe stata osteggiata da vari elementi della famiglia reale in quanto la madre è stata una cameriera yemenita prima di divenire la 18ma moglie del fondatore della dinastia saudita, Ibn Saud.
Nel suo primo discorso il nuovo re ha affermato che non ci saranno cambiamenti nella politica del Regno e ha lanciato un appello all’unità dei musulmani. “Resteremo, con la forza di Dio, sul retto cammino seguito fin dalla sua creazione da re Abdul Aziz Ibn Saud e dai suoi figli dopo di lui”, ha dichiarato Salman.
La politica di Abdullah, che è stato uno degli uomini più influenti dell’area del Golfo, è stata quella di un’osservazione radicale delle regole dell’Islam al punto che in Arabia Saudita è proibito seguire e praticare altri culti, come pure le donne sono soggette a numerose restrizioni (vedi il fatto di non poter guidare) ed è prevista la pena di morte per l’adulterio, l’omosessualità ed una serie di altri reati.
Negli ultimi tempi ha comunque cercato di ammorbidire la condizione della donna, arrivando a nominarne una viceministro.
All’estero Abdullah ha cercato di ricavare per il suo paese il ruolo di interlocutore con l’occidente ottenendo un’alleanza privilegiata con gli Stati Uniti, minacciata tuttavia dal rivale Qatar, con il quale è in corso una sorta di guerra giocata sullo scacchiere degli altri paesi dell’area. In realtà a determinare la crescente disaffezione di Washington nei confronti di Riyad vi sono molteplici fattori, fra i quali i forti contrasti presenti nella famiglia reale e l’elemento al-Qaeda, dove Osama bin Laden è figlio di Muhammad bin Laden, “costruttore reale” e finanziatore della monarchia saudita.
Altro paese con cui Abdullah ha dovuto contendere l’influenza sul Medio Oriente è l’Iran sciita.

