di Giuseppe De Santis –
La chiusura dello stretto di Hormuz sta creando enormi difficoltà all’India, dove la quasi totalità delle famiglie utilizza bombole di gas di petrolio liquefatto (GPL) per cucinare e circa il 90% del fabbisogno proviene dai Paesi del Golfo Persico.
La carenza di GPL sta generando gravi problemi e, di conseguenza, il governo indiano è alla ricerca di fornitori alternativi. Tra questi, spicca per importanza l’Argentina.
Grazie ai giacimenti di Vaca Muerta, la produzione di GPL e di altri idrocarburi nel Paese sudamericano è aumentata in modo significativo. La chiusura dello stretto di Hormuz rappresenta quindi un’opportunità storica per l’Argentina, che punta a diventare un importante esportatore energetico.
Per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che nei primi tre mesi del 2026 l’Argentina ha esportato 50 mila tonnellate di GPL, più del doppio rispetto all’intero 2025. Considerata la situazione in Medio Oriente, è probabile che questi volumi rimangano elevati anche nei prossimi mesi.
Per sostenere questa crescita sono previsti investimenti volti ad aumentare la produzione di GPL e gas liquefatto a Bahía Blanca, uno dei principali hub energetici del Paese, con l’obiettivo di raggiungere le 7.000 tonnellate al giorno. Parallelamente, l’India ha disposto che i propri porti diano priorità alle navi che trasportano GPL.
Va inoltre ricordato che Argentina e India avevano già firmato nel 2023 un accordo per la fornitura di idrocarburi. Oggi, alla luce della crisi nello stretto di Hormuz, questa collaborazione si sta ulteriormente rafforzando.












