di Giuseppe Gagliano –
La Seconda corte orale Federale di Buenos Aires ha messo un punto, almeno temporaneo, a una delle vicende giudiziarie più travagliate e politicamente esplosive della storia argentina contemporanea: Cristina Fernández de Kirchner, ex presidente della Repubblica e figura iconica del peronismo, sconterà ai domiciliari la condanna a sei anni per corruzione confermata pochi giorni prima dalla Corte Suprema.
La decisione dei giudici Jorge Gorini, Rodrigo Giménez Uriburu e Andrés Basso, che consente alla leader 72enne di evitare il carcere comune, segna un passaggio cruciale nel lungo confronto tra giustizia e potere in Argentina. Il luogo della detenzione sarà il suo appartamento in via San José 1111, nel quartiere Monserrat della capitale, dove è già stata installata una cavigliera elettronica per il monitoraggio continuo.
Non si tratta, formalmente, di un privilegio concesso per status. La legge argentina consente la detenzione domiciliare agli ultrasettantenni, a condizione che sussistano garanzie di sicurezza e controllo. Ma il tribunale ha invocato anche un secondo elemento: l’attentato subito da Kirchner nel 2022, tentato omicidio che secondo la Corte ha aggravato il suo stato di vulnerabilità.
Da qui una serie di restrizioni severe: la condannata potrà uscire solo per comprovati motivi di salute e con previa autorizzazione giudiziaria; non potrà ricevere visite se non da una ristretta cerchia di persone (familiari conviventi, medici, avvocati, personale di sicurezza); e sarà suo figlio, Máximo Kirchner, anch’egli figura politica centrale nel peronismo, a fungere da garante legale dell’esecuzione della pena.
Il controllo della misura alternativa è stato affidato alla Direzione per il monitoraggio e l’assistenza dell’esecuzione penale, che dovrà redigere rapporti trimestrali e riferire alla Corte sulle condizioni di detenzione e sul rispetto delle regole imposte.
La condanna a sei anni, ora definitiva, fa riferimento all’inchiesta “Vialidad”, che ha accertato il ruolo di Fernández de Kirchner nella concessione irregolare di appalti pubblici nella provincia di Santa Cruz, durante i suoi due mandati presidenziali (2007–2015). La Suprema Corte ha respinto tutti i ricorsi della difesa, sancendo anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che impedisce alla leader peronista di candidarsi alle prossime elezioni legislative previste per il 7 settembre.
La Camera elettorale nazionale è già stata informata e dovrà procedere all’esclusione formale del suo nome dalle liste entro il 19 luglio. L’effetto simbolico e politico è devastante: Cristina non sarà più né eletta né eleggibile, e il suo ruolo nel futuro del movimento peronista si ridimensiona drasticamente.
Ma la battaglia giudiziaria non è finita. L’avvocato di Kirchner, Gregorio Dalbón, ha già annunciato che presenterà ricorso alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani, alla Corte Penale Internazionale e al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, denunciando una campagna di persecuzione politica contro la sua assistita.
L’argomento non è nuovo. Fin dalla sua incriminazione, Cristina ha denunciato un accanimento giudiziario orchestrato da settori della magistratura, dei media e dell’opposizione neoliberale. La tesi è quella di una “guerra giudiziaria”, una lawfare, che punisce l’attivismo progressista e la politica redistributiva condotta durante i suoi governi.
L’arresto domiciliare non è solo una misura detentiva: è il simbolo di un’epoca che si chiude e di una narrazione che si trasforma. Se da un lato Cristina Fernández de Kirchner esce di scena come leader attiva, dall’altro si profila una nuova fase: quella della martire perseguitata, figura capace di mobilitare il sentimento identitario di un vasto elettorato che ancora oggi la considera vittima del sistema.
Nel cuore di Buenos Aires, dietro una porta sorvegliata e con una cavigliera al piede, si gioca ora una partita che va ben oltre la persona: è il futuro del peronismo, della giustizia argentina e del fragile equilibrio tra istituzioni e potere a essere messo in discussione.












