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Oggi per 15 minuti l’Armenia è andata in black-out energetico: come ha spiegato Lusine Harutyunyan, segretario stampa del Ministero per l’Energia dell’Armenia, vi è stato un guasto al sistema di importazione dell’energia elettrica dall’Iran, scelta obbligata dal momento che la centrale atomica di Erevan (a Metsamor, 35 chilometri a ovest della capitale) dal 22 settembre non è funzionante in quanto oggetto di lavori di manutenzione e di approvvigionamento ddel carburante. A rendere pericoloso l’impianto è la zona altamente sismica su cui è costruito, motivo per cui fu costruito un solido basamento di basalto con una aspettativa di vita di 30 anni, già scaduti.
Il blocco precedente della centrale era stato nel dicembre 1988 su volere del segretario dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov, dopo il terremoto di 6,9 gradi della scala Richter che aveva provocato 25mila vittime nel paese caucasico.
La centrale di Metsamor conta due reattori: il numero 1, entrato in funzione nel 1969, è stato spento dopo 13 anni di servizio, mentre il numero 2, allacciato alla rete nel 1980, sospeso nel 1988 e riattivato nel 1993 per far fronte alla grave crisi economica, è ancora in funzione: la potenza netta è di 376 Mw, cioè un terzo dell’energia prodotta dal paese. I reattori 3 e 4, progettati, non sono mai stati costruiti.
Il combustibile nucleare arriva dalla Russia e l’acquisto incide fortemente sul debito pubblico del piccolo paese di soli 3 mln di abitanti.
L’Aiea, che ha contribuito a mettere in sicurezza l’impianto, ha dato come termine di chiusura il 2016.

