Notizie Geopolitiche –

Aumento delle tensioni nella regione centro-asiatica, fatta di paesi dittatoriali che non si fidano l’uno dell’atro: pomo della discordia la costruzione di due dighe, quella di Rogun, in Tagikistan, e quello di Kambar-Ata, in Kirghizistan. I presidenti di Uzbekistan e Kazakistan, i due paesi più ricchi della regione, si sono rivolti alle Nazioni Unite affinché queste verifichino quale sarà l’impatto dei due giganteschi progetti idroelettrici proposti, appunto, da Tagikistan e Kirghizistan. Secondo il presidente uzbeco, Karimov, in accordo con quello kazako, Nazarbaiev, ci vorrebbe una verifica da parte di un ente esterno, quale l’ONU, per il danno che arrecherebbe all’ambiente la costruzione della dighe. Il presidente uzbeko chiede rassicurazioni in merito al fatto che non ci saranno diminuzioni sul volume d’acqua di cui attualmente il suo paese usufruisce, e che non ci saranno ripercussioni ambientali. Il presidente kazako, pienamente in linea con quello uzbeko, desidererebbe mandare un messaggio “amichevole”, in modo da risolvere in maniera congiunta il problema. Vi è da parte dei due paesi il timore che la costruzione dell’invaso danneggerebbe gli agricoltori che vedrebbero limitato l’accesso alle acque del fiume Vakhsh, mettendo a rischio la coltura del cotone, uno dei pilastri per l’economia uzbeka; inoltre aumenterebbe il rischio di rendere ancora più secco il già quasi scomparso mare di Aral. Karimov  intende ostacolare la costruzione della diga per motivi di natura tecnica, politica ed economica: il presidente tagiko, Rahmon, non intende avvalersi dell’aiuto di ingegneri uzbeki, mentre il governo uzbeko diffida altamente delle capacità dei tagiki. La diga in questione, con i suoi 335 metri, sarebbe la più alta del mondo e verrebbe costruita lungo le linee di faglie tettoniche, zone altamente sismiche: in caso di terremoti o cedimenti strutturali sarebbero in pericolo migliaia di persone a valle. Il Tagikistan dipende quasi totalmente dall’Uzbekistan per quello che riguarda gli approvvigionamenti energetici e se la diga venisse completata questa dipendenza verrebbe meno, facendo perdere all’Uzbekistan  l’influenza sul Tagikistan, che potrebbe, inoltre, esportare energia. Con la costruzione della diga e della centrale idroelettrica aumenterebbero i posti di lavoro, con un notevole miglioramento delle condizioni di vita tra i tagiki. Ma i rapporti tra Tagikistan e Uzbekistan sono caratterizzati da un’inimicizia cresciuta nel tempo, tanto che spesso l’Uzbekistan ha interrotto i rifornimenti di gas al Tagikistan senza preavviso; esiste un complicato sistema di visti per passare i confini tra i due paesi, lungo le cui frontiere sono stati installati campi minati. Il Tagikistan e il Kirghizistan sono i due paesi più poveri della regione post-sovietica, e non dispongono di fonti energetiche proprie.

Ecco quindi che l’ONU ha deciso di intervenire e, con la mediazione del ministro degli esteri kazako, Idrisov, sta tentando di coinvolgere tutti i paesi della regione, oltre a  Russia e Cina, con la speranza che si possano ridurre le tensioni e aumentare la cooperazione tra i paesi dell’Asia centrale.