CS Assocarboni –
Cresce a 7,2 miliardi di tonnellate la produzione mondiale di carbone (+3%) e del 5% il commercio via nave, che si attesta a 1,2 miliardi di tonnellate.
In aumento le importazioni di carbone da vapore nel mondo: Brasile (+16%), Turchia (+13%), Germania (+6%), Giappone (+5%) e Spagna (+3%).
Clavarino: “Urgente per l’Italia ripensare la politica sul carbone. Un impianto è stato chiuso, con gravi conseguenze di politica industriale. L’Italia ha bisogno di impianti a carbone come quelli esistenti che già vantano una efficienza media del 40%, rispetto al 35% medio europeo”.
Numeri positivi per il carbone nel 2014: la produzione mondiale cresce del 3% raggiungendo i 7,2 miliardi di tonnellate, sale del 5% il commercio mondiale via nave raggiungendo 1.2 miliardi di tonnellate (di cui 900 milioni di tonnellate di carbone da vapore e 300 milioni di tonnellate di carbone metallurgico) mentre sono stabili le importazione dell’Europa a 216 milioni di tonnellate. In parallelo, in Europa, nello stesso periodo sono scese del 11% le importazione di gas.
A livello mondiale, circa la metà dell’aumento dei consumi di energia nell’ultima decade è stata soddisfatta dal carbone: negli ultimi cento anni, l’ammontare di energia prodotta da questa fonte è stata pari all’energia prodotta da nucleare, rinnovabili, olio combustibile e gas sommati insieme.
I dati consuntivi del 2014 per l’Italia sono invece in calo, a causa della chiusura di Vado Ligure, la situazione di stallo dell’ILVA a Taranto e il perdurare delle crisi: le importazioni di carbone da vapore sono infatti scese dell’11% rispetto al 2013, attestandosi a 16 milioni di tonnellate e, in parallelo, sono diminuite del 15% rispetto all’anno precedente le importazioni di carbone metallurgico e PCI, che si attestano a 4 milioni di tonnellate a fine 2014.
In linea con i dati europei, anche le importazioni italiane di gas sono scese del 11% nel 2014.
L’Italia continua tuttavia a dipendere per oltre il 70% del suo fabbisogno energetico da gas e dalle fonti rinnovabili con pesanti ricadute sul prezzo dell’energia elettrica e sulla propria indipendenza energetica.
Centrale nel 2015 per il settore l’esito dei negoziati della XXI Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) di Parigi: in tale occasione l’Assocarboni si farà parte attiva per garantire che le migliori tecnologie a disposizione dell’industria del carbone e, nello specifico, l’HELE (High Efficiency Low Emissions – Coal Technologies) e la CCS vengano considerate con il giusto peso.
Questo in sintesi il quadro sul settore carbone presentato oggi a Roma dall’Assocarboni, l’Associazione italiana degli Operatori del Carbone, per l’anno 2014, nel corso del Convegno “Sistema elettrico nazionale: strategie per la competitività e lo sviluppo sostenibile”.
Il carbone nel 2014 si conferma leader di mercato, con una quota mondiale di energia elettrica prodotta da centrali a carbone pari al 42% (seguono nucleare con 20% e gas con 17%). Una percentuale molto lontana rispetto al 13% riservato al carbone dal sistema elettrico italiano.
Secondo gli ultimi dati di Assocarboni, nel 2014, l’Indonesia si è confermata il maggior esportatore al mondo di carbone da vapore, attestandosi a 338 milioni di tonnellate. La quota maggiore delle esportazioni è stata destinata alla Cina, seguita dall’India e dalla Corea del Sud.
In crescita l’export totale di carbone anche dagli altri principali paesi esportatori, e in particolare, Australia (+8%), Sudafrica (+4%) e Russia (+3%).
Parallelamente crescono le importazioni di carbone del Brasile (+16%), della Turchia (+13%), della Germania (+6%), del Giappone (+5%) e della Spagna (+3%).
In particolare in Giappone per il 2015 è prevista la costruzione di 7 nuove centrali a carbone per far fronte all’uscita dal nucleare: tali impianti di ultima generazione risultano infatti più economici e efficienti rispetto alle centrali a olio combustibile e gas del paese.
In controtendenza la Cina, dove nel 2014, per la prima volta dal 2009, le importazioni di carbone sono calate a 291,5 milioni di tonnellate segnando un meno 11% rispetto al 2013.
In Italia le prospettive del settore sono minacciate da una politica industriale e energetica fortemente sbilanciata sul gas: emblematico è il caso della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, fermata a marzo del 2014 nonostante le successive indagini Arpal (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure) sembrano dimostrare come lo stop della centrale non è stato seguito da un miglioramento della qualità dell’aria o da un calo delle polveri sottili e SO2.
Secondo l’International Prevention Research Institute – iPRI di Lione, uno dei centri di ricerca medico-scientifica indipendenti più autorevoli al mondo, finora non c’è stata alcuna evidenza di aumento o diminuzione del rischio di mortalità né di altri effetti sulla salute delle persone che lavorano in centrali a carbone o dei residenti nelle vicinanze, associabili direttamente con le emissioni inquinanti degli impianti
Si aprono tuttavia anche in Italia alcune prospettive incoraggianti: il Paese è impegnato in un programma di innovazione industriale volto allo sviluppo e ingegnerizzazione della tecnologia di ossicombustione per la cattura della CO2 e successivo stoccaggio geologico. Il progetto è sviluppato da “Sotacarbo – Polo tecnologico per le energie pulite” del Sulcis, con l’obiettivo di favorire la competitività dell’industria nazionale nel mercato internazionale, con particolare riferimento a quello cinese e dei Paesi grandi utilizzatori di carbone nei prossimi decenni.
L’avanzamento tecnologico e le tecniche di ambientalizzazione delle centrali a carbone rendono, in Italia, questa fonte di energia una soluzione alternativa ed economicamente vantaggiosa rispetto al gas: le 12 centrali a carbone esistenti nel Paese hanno un livello di efficienza media pari al 40%, con picchi di eccellenza al 46% per Torrevaldaliga Nord, che nel mondo vengono raggiunti solo in Giappone e Danimarca.
“Ci appelliamo al Governo affinché consideri prioritario il riequilibrio del mix energetico nazionale, portandolo a livelli più europei, dove il carbone ha un peso di circa il 30%, e valuti oggettivamente la convenienza di questa fonte”, ha dichiarato Andrea Clavarino, Presidente di Assocarboni.
“L’Italia ha bisogno di impianti a carbone, come quelli esistenti che già vantano una efficienza media del 40%, rispetto al 35% medio europeo. Suggeriamo: meno gas, costoso e con significative implicazioni in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, e più rinnovabili insieme al carbone anche sulla base dell’esperienza di altri Paesi, come Regno Unito, Germania, Spagna, Giappone e Turchia, che negli ultimi anni hanno tutti aumentato la quota di questa fonte nel loro mix energetico”, ha concluso Andrea Clavarino.

