di Belkassem Yassine –

L’agenzia mauritana d’informazione “Al Akhbar” ha pubblicato le dichiarazioni del portavoce di Katibat “Al Moulathamoune”, El Hassan Ould Khil, il quale ha rivendicato gli attentati suicidi perpetrati in Niger lo scorso 23 maggio contro una caserma militare a Agadez e contro lo stabilimento minerario francese “Areva”, presso Arlit, in Niger.

Ould Khil ha affermato che l’operazione, battezzata “Abdelhamid Abou Zaid”, è stata condotta da dieci individui appartenenti al Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale (Mujao) ed alla Katibat “Al Moulathamoune”, provenienti dal Sudan, dal Mali e dai campi di Tindouf, controllati dall’esercito algerino e dall’organizzazione separatista “Polisario”. Nel comunicato si legge che l’attacco terroristico è seguito alla dichiarazione del presidente di Niger durante la sua visita a Parigi nella quale ha affermato che il suo paese è riuscito a sradicare il terrorismo dal suo territorio.

Recentemente diverse notizie apparse sulla stampa africana ed europea, in particolare sull’italiano “Il Foglio”, hanno confermato il coinvolgimento di elementi saharawi del Polisario nei gruppi terroristici del Sahel e quindi negli attentati che hanno insanguinato tale regione, di fatto senza legge e senza controllo.

Il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara ha nello specifico riportato che “uno dei principali bacini di reclutamento per bambini e adolescenti da avviare alla guerra e alla realizzazione di attentati suicidi è il sud dell’Algeria e, più precisamente, il territorio che ospita i campi saharawi del Polisario, colpevolmente lasciati a un destino senza futuro fatto di povertà e violenza criminale. Una realtà drammatica legata in modo particolare alla piaga del traffico di stupefacenti, armi ed esseri umani che sta sconvolgendo l’intero Sahel”.

Tant’è che l’attacco terroristico al sito petrolifero di In Amenas, nel sud dell’Algeria, sferrato a gennaio, era guidato da un terrorista saharawi, militante del Polisario e proveniente dai campi di Tindouf.