di Marco Paganelli –

E’ terminato con un blitz delle teste i cuoio il sequestro di decine di ostaggi in una cioccolatteria di Sidney, in Australia, ad opera di un terrorista legato all’Isis, il 50enne iraniano Man Haron Monis: l’uomo, “già noto alle forze di sicurezza per aver scritto in passato lettere minacciose alle famiglie dei soldati uccisi” in Afghanistan, aveva comunicato ieri alle 23.00 (ora italiana) di aver piazzato due bombe dentro e due fuori il locale, minacciando di farle esplodere.

Nel fare irruzione gli agenti si sono serviti anche di un robot anti-bomba; da quanto si è appreso, vi sono stati spari e gli ostaggi sono stati liberati, a parte due rimasti uccisi nel conflitto a fuoco. Si parla anche di quattro feriti. Il terrorista è stato ucciso.

In mattinata, contattato da un conduttore radiofonico locale, aveva chiesto di parlare col premier Tony Abbott.

Monis era monitorato dalle intelligence australiana e statunitense.

Il capo del governo aveva immediatamente convocato il comitato di sicurezza nazionale e aveva rassicurato sull’alta professionalità delle forze di sicurezza nel gestire queste situazioni in modo adeguato.

Le autorità avevano deciso di chiudere, in via precauzionale, Martin Place, cioè la piazza del quartiere degli affari della città e la sede della Banca Centrale nazionale, evacuando per lo stesso motivo il teatro “Opera House”.

Un giovane venticinquenne è stato arrestato poche ore prima dell’inizio dell’azione terroristica con l’accusa di essere uno degli organizzatori dei viaggi degli estremisti australiani verso la Siria e l’ Iraq per combattere con i miliziani del Califfato.

Il Gran mufti d’Australia, professor Ibrahim Abu Mohamed, ha dichiarato che la comunità musulmana è “devastata” dalla presa degli ostaggi, esprimendo così la sua condanna.

L’Australia si trova impegnata nella lotta all’Isis in Siria e in Iraq, per la quale ha schierato 6 caccia F 18 negli Emirati Arabi.

Lo scorso 17 settembre una task force composta da centinaia di agenti ha condotto perquisizioni a Sydney e Brisbane eseguendo poi una quindicina di arresti negli ambienti legati al mondo islamico radicale e sequestrando molti documenti. L’azione degli agenti ha preceduto di poco l’attuazione di un piano che precedeva il rapimento di una persona in Australia, l’avvolgimento in una bandiera dell’Isis e la sua decapitazione per dimostrare la capacità del gruppo terroristico di agire in un posto lontano.

Informazioni indicano che almeno un paio di australiani ricoprono posizioni di rilievo nella gerarchia dell’Isis e che uno di loro avrebbe provato la sua fedeltà decapitando personalmente quattro “traditori”.

Agli inizi di settembre è stato spiccato un mandato di arresto nei confronti di Mohammad Ali Baryalei, 33 anni, un ex buttafuori in un night, che si è arruolato nell’Isis e si troverebbe attualmente in Siria o in Iraq.

Nella seconda foto: Man Haron Monis