di C.Alessandro Mauceri –

Qualche settimana fa, ha fatto sorridere molti la solerzia con cui militari cinesi, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario per i 65 anni dalla fondazione della Repubblica popolare cinese, avevano imposto perquisizioni accurate (anche “anali” e con tanto di videoripresa) perfino sui piccioni.

In questi giorni, a Brisbane, in Australia, si stanno svolgendo i lavori del G20 e le autorità locali, nell’intento di ricorrere a ogni mezzo per evitare “problemi”, pare abbiano cercato di non essere da meno. Oltre seimila agenti – armati di fucili a ultrasuoni, idranti o mega-altoparlanti e altre diavolerie – sono stati trasferiti nella terza maggiore città australiana per garantire la sicurezza.

Caccia militari ed elicotteri sono stati destinati a sorvegliare i cieli e far rispettare il divieto di sorvolo proprio sopra al centro conferenze. E la spiaggia di Brisbane (nonostante in Australia in questi giorni sia estate e le temperature sfiorino i 35 gradi) è stata chiusa al pubblico per evitare qualsiasi rischio di attacco dall’acqua. Neanche gli aquiloni sono consentiti: si rischia di essere sbattuti in galera.

Nel tentativo di fare del proprio meglio, però, le autorità australiane hanno corso il rischio di superare i propri colleghi cinesi: una serie di corpi “speciali” sono stati destinati a compiere perquisizioni corporali su ogni individuo sospetto, uomo, serpente o “insetto pericoloso”. Secondo le direttive sulla sicurezza del G20 emanate dal governo, è bandito dalle zone chiave della città ogni “rettile, insetto, o altro animale in grado di causare danni fisici se rilasciato in prossimità di una persona”. Ma anche uova, lattine di metallo, lattine o bottiglie di vetro, o contenitori come quelli che contengono urine o letame: tutti oggetti riportati sulla “lista vietata”.

Resta da vedere se anche le autorità australiane, che sono state portate ad intensificare i controlli dopo aver sventato, pochi mesi fa, un pericoloso attentato jihadista organizzato da combattenti australiani di ritorno da Siria e Iraq, decideranno anche loro di perquisire gli “insetti pericolosi” con lo stesso scrupolo con cui i loro colleghi cinesi hanno fatto con i piccioni.

Di certo c’è solo che, come ha rilevato, un giornale locale, Brisbane in questi giorni sembra somigliare più ad una città fantasma: per le strade girano solo poliziotti in divisa da battaglia pronte a fronteggiare gli attacchi di orde barbariche di manifestanti che non avverranno mai (dato che, con il caldo che fa in questi giorni a Brisbane, molto probabilmente anche loro avranno preferito andare a fare una nuotata da un’altra parte).