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Ancora proteste in Bahrein per chiedere riforme politiche e la scarcerazione dei molti esponenti dell’opposizione incarcerati, fra i quali il leader Sheikh Ali Salman: in centinaia sono scesi in strada a Manama, ma la manifestazione pacifica ha dovuto fare i conti con il lancio di lacrimogeni e lo sparo di proiettili di gomma da parte delle forze dell’ordine.

La protesta è stata indetta dalla “Coalizione 14 febbraio”, ma il capo della polizia, generale Tariq al-Hassan, ha annunciato che la partecipazione al corteo avrebbe comportato un crimine.

al-Jazeera ha riportato le dichiarazioni di Najeeb Rajab, uno dei leader della protesta, impegnato per i diritti civili e da poco scarcerato dopo due anni di reclusione: “Ogni cinque minuti i manifestanti sono stati oggetto di spari da parte degli agenti, abbiamo molti feriti che non possiamo portare in ospedale poiché verrebbero arrestati”. “Nelle strade – ha continuato – sono stati dispiegati migliaia di agenti: è stata la prima volta che ho visto tante persone armate in abiti civili”.

Il Bahrein è una monarchia pressoché assoluta, anche se dopo le proteste del 2011, che avevano portato all’annullamento del Gran Premio automobilistico, c’era stata una timida apertura alle riforme politiche; il sultano Hamad bin Isa al-Khalifa, così come i numerosi parenti che rivestono i ruoli di potere, appartengono alla minoranza sunnita, mentre la maggior parte della popolazione, il 70%, è sciita.