di Enrico Oliari –
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon è intervenuto davanti alle Camere italiane riunite in Montecitorio nel 60mo di adesione dell’Italia alle Nazioni Unite.
Dopo i saluti di rito ha voluto sottolineare l’importanza della cultura italiana e lo stile apprezzato in tutto il mondo, “ed anch’io, quando nella mia patria indosso una cravatta italiana, ho l’impressione che mia moglie mi voglia più bene”. È poi ricorso al successo della Cinquecento, usata anche dal papa, per indicare lo sviluppo e la proiezione dell’Italia verso il futuro.
La centralità dell’intevento del segretario generale delle Nazioni Unite è stato per il dramma dei rufugiati e dei flussi migratori per cui l’Italia è da prendere come esempio: “Non possiamo dimenticare coloro che fuggono dalle vioenze e dalle guerre – ha detto Ban Ki-Moon -. L’Italia con l’operazione Mare Nostrum ha salvato 150mila vite, e da allora è stata in prima linea negli sforzi europei necessari per prevenire le morti nel mare di lacrime”. “Non ci sono due categorie di migranti – ha continuato -, i meritevoli e i non meritevoli, ci sono solo persone che appartengono alla nostra comune famiglia umana. Per cui noi dobbiamo dare aiuto ai rifugiati, ma tutti i migranti devono essere rispettati nei loro diritti umani. La storia dei migranti, anche degli italiani, ci insegna che possono avere un ruolo importante nello sviluppo e nel progresso del paese ospitante”.
“La guerra in Siria – ha continuato – è la peggiore tragedia del mondo in corso, per la quale sta operando il nostro inviato Staffan de Mistura, perchè è necessario porre fine agli attacchi e alle violenze, come pure alla distruzione del patrimonio storico”.
Ban Ki-moon ha spiegato che “i combattimenti non finiranno domani, ed abbiamo bisogno di mandare aiuti di emergenza per i rifugiati dei paesi limitrofi a cui va il mio plauso, dal momento che stanno aiutando più di quanto previsto. Tuttavia vicinanza non significa soluzione definitiva”.
Ha quindi ricordato che “il reinsediamento dei rifugiati è una responsabilità globale di cui tutti i paesi devono farsi carico suddividendone gli oneri. Per cui è dovere di tutti, poichè le persone che sono vittime delle violenze si chiedono “dove sono le Nazioni Unite? Dov’è il resto del mondo?”. Quando avevo sei anni ed era in corso la guerra di Corea, avevo solo il fango nelle scarpe e la fame nello stomaco. Io e la mia famiglia fummo aiutati dall’Onu”.
Ha poi ribadito che l’Onu non può fare da sola, che c’è bisogno del sostegno di tutti “e gestire i flussi migratori anticipando le sfide future, come da esempio dell’Italia, ed io vi ringrazio per la vostra leadership, per quanto fatto e per tutti i sacrifici adottati”.
Ricordando i 13 italiani morti nel 1961 per la pace nel Congo, ha ringraziato coloro che sono morti oer la pace e per tutti gli italiani che hanno servito sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ed ha notato come l’Italia sia il primo paese occidentale per contributo umano nelle missione di peacekeeping, in particolare in Libano, paese sotto una grande pressione per la crisi siriana e dove la presenza italiana è fondamentale.
Ha quindi rivolto un appello ai leader libici perchè accettino l’accordo proposto dalla mediazione dell’inviato Bernardino Leon.
Il segretario generale delle Nazioni Unite ha fatto notare che in tutta l’Italia, da Brindisi a Torino, vi sono sedi delle Nazioni Unite, e a Roma quelle della Fao, dell’Isad e del Polo alimentare, come pure il fatto che l’Italia è stata fra i fondatori del Tribunale penale internazionale e che, anche attraverso iniziative come la comunità di Sant’Egidio, ha avuto un ruolo fondamentale nella risoluzione dei conflitti. “L’impegno dell’Italia – ha osservato – è riconosciuto per la lotta alla pena di morte e per l’affermazione dei diritti umani”.
Nel suo intervento Ban Ki-moon ha toccato anche il tema del clima, affermando che “Chiedo all’Italia un maggire impegno per un’economia a bassa produzione di andidride carbonica e ringrazio per i 334 milioni di dollari dati per il fondo climatico”.
Dopo aver ricordato la figura di Alcide De Gasperi, che indicava quale esempio di convivenza proprio l’Italia e la sua storia, ha spiegato di “essere consapevole delle critiche rivolte all’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma con i suoi strumenti sta aiutando 60 milioni di rifugiati, mantenendo la pace in più parti del mondo, intervenendo sulle malattie e lottando perchè 7 miliardi di individui possano vivere con dignità”.
“Nessun paese – ha concluso – per quanto potente, può farcela da solo. Vi chiedo di dare il vostro esempio di solidarietà”.

