Biden, ‘se la Cina attacca, difenderemo Taiwan’

Wang gli ricorda tuttavia l'impegno assunto per la politica di "Una sola Cina".

di Guido Keller

Ad alzare le tensioni nello Stretto di Formosa sono state oggi le parole del presidente Usa Joe Biden, il quale ha affermato che in caso di aggressione della Cina vi sarebbe il supporto militare degli Usa a Taiwan, “è un impegno che ci siamo presi”.
Biden lo ha dichiarato a margine dell’incontro il con premier giapponese Fumio Kishida, spiegando che nonostante gli Usa abbiano appoggiato la politica di Pechino di “Un’unica Cina”, questo non implica il via libera ad annettere l’isola con la forza. Ha definito inoltre un eventuale attacco come “inappropriato”, in quanto scatenerebbe nell’intera regione una crisi simile a quella dell’Ucraina.
In realtà sussistono differenze di fondo sui due casi, e per comprendere la complessità della questione bisogna tenere presente che la Repubblica di Cina (Taipei) e la Repubblica Popolare Cinese (Pechino) si considerano a vicenda secessioniste dopo che nel 1949 fu sconfitto il Kuomintang e Taipei venne proclamata capitale di tutta la Cina, come pure il fatto che quando la Repubblica Popolare Cinese aderì all’Onu, nel 1971, le varie nazioni tolsero il riconoscimento a Taiwan, che oggi ha relazioni diplomatiche con 13 paesi, cioè Belize, Guatemala, Haiti, Honduras, Isole Marshall, Nauru, eSwatini, Santa Sede, Tuvalu, Saint Lucia, Saint Kittis e Nevis e Paraguay. Alcuni governi, tra cui quello degli Stati Uniti, hanno attivato a Taiwan un ufficio commerciale, una sorta di rappresentanza che tuttavia non ha le funzioni della sede diplomatica.
Nel luglio 2019 il Libro Bianco stabilito al Congresso del Popolo della Repubblica Popolare Cinese ha riportato il proposito di annettere Taiwan anche a costo di intraprendere azioni di forza, e da allora Pechino ha mostrato i muscoli inviando navi ed aerei fino ai confini di Taiwan.
In questo quadro Taiwan, che ha come leader la presidente Tsai Ing-wen, ha aumentato per quest’anno il budget delle spese militari portandolo a 17,07 miliardi di dollari, denaro finalizzato all’acquisto di armi ed armamenti dagli Usa tra cui aerei da combattimento, missili teleguidati e droni, e gli Usa hanno aumentato le istallazioni missilistiche da difesa fra cui il dispiegamento delle batterie Patriot.
Biden e Kishida hanno reso noto nella conferenza stampa di oggi l’intenzione di aumentare la monitorizzazione delle attività militari cinesi, compreso le esercitazioni che negli ultimi tempi si susseguono con la Russia.
Se le parole di Biden sono state applaudite a Taiwan, con il ministero degli Esteri che ha esaltato l’impegno del capo della Casa Bianca per la difesa dell’Isola da un eventuale attacco cinese, a Pechino hanno trovato una “ferma opposizione”, ed il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, ha affermato che “non vi sono spazi o concessioni in tema di sovranità e di integrità dei confini”. Wang ha inoltre chiesto il rispetto dei “tre comunicati congiunti Cina-Usa, dove gli Stati Uniti si sono impegnati a non sostenere l’indipendenza di Taiwan in nome del principio di Una sola Cina”.