di Gaetano de Pinto –

Minsk, 24 settembre: attivisti per i diritti civili arrestati, Parlamento interamente occupato dal partito di governo, sedi di giornali e di tv di opposizione assediate, leader dell’opposizione politica incarcerati con motivazioni a dir poco ridicole, elezioni amministrative “né libere né imparziali”. Non siamo negli anni 90 e questo non è uno spaccato di storia tratto da Wikipedia. E’ la cruda e dura realtà della Bielorussia del 2012. Sono stati assegnati 108 seggi su 109 (uno non assegnato dalla commissione elettorale) al partito di governo del presidente Lukashenko, che non si è dovuto scontrare con nessun partito di opposizione e che non ha dovuto sostenere nessun dibattito televisivo o difendersi da qualsivoglia accusa o supportare il proprio programma elettorale. E mentre tutti in Europa si affannano a prendere posizioni su vignette umoristiche che ritraggono questo o quell’altro simbolo religioso, o ancora il triumvirato Germania-Gran Bretagna-Francia attacca violentemente l’Iran chiedendo all’Ue di inasprire le sanzioni già pesanti, passa quasi inosservato lo sdegno dell’Ocse che per bocca del coordinatore Matteo Mecacci (330 sono stati gli osservatori che l’organizzazione ha inviato in Bielorussia per la tornata elettorale), denuncia i brogli e le violenze che sta subendo il popolo bielorusso.

Come da perfetto copione dittatoriale, fioccano già i primi fermi post-elezioni. Attivisti di un progetto giovanile chiamato “Osservazione delle elezioni: teoria e pratica”  sono stati arrestati a Minsk, come denuncia il sito per i diritti umani Viasna, citando proprio una delle persone fermate Maria Sleptsova.

Per l’Ue prende posizione, per ora, solo il Presidente dell’Europarlamento Martin Shulz, il quale dice di essere “profondamente dispiaciuto che le elezioni parlamentari non siano state trasparenti e non abbiano, ancora una volta, rispettato gli standard internazionali”. Per ora, nessun accenno a nuove sanzioni, né da parte dei vertici dell’Ue, né da parte dei governi nazionali europei; eppure si parla di un paese confinante con l’Europa unita e democratica, ma anche con la Russia e con quell’Ucraina – spesso si ignora – che il prossimo anno assumerà la presidenza di turno dell’Ocse, con la Julija Timoshenko ancora in galera.