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Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si è recato in Birmania in visita ufficiale, dove ha incontrato il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.
Da più parti il colloquio fra i due è stato visto come una sorta di riabilitazione della figura della leader politica, fino ad oggi non considerata dalle diplomazie asiatiche, mentre oggi è tornata come leader, per quanto presidente sia Htin Kyaw, comunque un suo fedelissimo.
Suu Kyi non ha potuto correre alla carica di presidente in quanto nel 1990 la giunta militare ha introdotto una legge costituzionale ad hoc che impedisce l’assunzione della presidenza a persone che abbiano parenti con cittadinanza straniera: la leader della Lega per la democrazia è vedova del britannico Michael Aris, ed i figli Alexander e Kim hanno anche cittadinanza britannica.
Al termine dell’incontro Wang Yi ha affermato che “Myanmar è a un punto di ripartenza della sua storia. La Cina spera e crede che il nuovo governo di Myanmar unirà tutte le parti nel paese e guiderà il suo popolo a creare una nuova era di sviluppo e progresso”, e ha definito il rapporto fra i due paesi come “fraterno”.
Il ministro ha poi aggiunto che “L’”amicizia paukphaw” (fraterna, ndr.) tra Cina e Myanmar va oltre le differenze nelle istituzioni sociali e i cambiamenti negli affari interni a Myanmar non altereranno la politica cinese su Myanmar”, ed ha dichiarato che “Nel rispetto della sovranità e integrità territoriale di Myanmar, la Cina è pronta ad avere un ruolo guida nella riconciliazione nazionale in accordo con i bisogni e le volontà di Myanmar”.
La Cina resta il principale partner commerciale della Birmania.
La pasionaria Aung San Suu Kyi ha detto che “Myanmar non dimenticherà il sostegno e l’aiuto della Cina” specialmente nei momenti difficili, ed ha aggiunto che “Dal momento che il nuovo governo di Myanmar aspira a promuovere la riconciliazione nazionale e raggiungere stabilità e sviluppo, la consistente assistenza dalla Cina in vari campi per il nostro paese vuol dire molto”.
