di Giuseppe Gagliano

La cattura di Sebastián Marset in Bolivia segna la fine della latitanza di uno dei narcotrafficanti più ricercati del Sud America, ma non cambia gli equilibri del narcotraffico regionale. L’arresto del trentiquattrenne uruguaiano, indicato come figura chiave del cosiddetto Primo cartello uruguaiano e ricercato in Paraguay e Bolivia per traffico di cocaina verso l’Europa, rappresenta un successo operativo per le autorità, culminato con il suo rapido trasferimento negli Stati Uniti dove era già incriminato per riciclaggio. Tuttavia l’operazione conferma soprattutto quanto il narcotraffico sia ormai una struttura di potere transnazionale capace di muoversi tra confini fragili, apparati corrotti e reti logistiche globali.

La vicenda si è chiusa a Santa Cruz de la Sierra, città boliviana che negli ultimi anni è diventata uno dei principali snodi regionali per traffici illegali e capitali sospetti. Qui Marset aveva trovato rifugio dopo la fuga del 2023, dimostrando la capacità delle organizzazioni criminali di radicarsi nel territorio, costruire relazioni e mimetizzarsi nell’economia legale. Il fatto che sia stato arrestato proprio nella stessa città dove era riuscito a sfuggire a un precedente blitz conferma il ruolo di Santa Cruz come epicentro del narcotraffico regionale e mostra come la sfida tra Stato e cartelli si giochi sempre più sul terreno dell’intelligence.

L’operazione è stata resa possibile da una rinnovata cooperazione tra Bolivia e Stati Uniti, dopo anni di tensioni nei rapporti con la Drug Enforcement Administration. Questo elemento rivela la dimensione ormai internazionale della lotta al narcotraffico: la scala del fenomeno supera da tempo le capacità delle sole polizie nazionali e coinvolge reti investigative e giudiziarie di più paesi. L’estradizione quasi immediata di Marset verso gli Stati Uniti indica che la partita non riguarda soltanto la sicurezza interna dei paesi sudamericani, ma il controllo delle rotte globali della cocaina e dei flussi finanziari legati al traffico.

Secondo diverse ricostruzioni investigative, Marset era al centro di una rete che collegava Bolivia e Paraguay ai mercati europei, con contatti che arrivavano fino al Primo Comando della Capitale brasiliano e alla ’ndrangheta italiana. Il narcotraffico contemporaneo funziona infatti come una filiera globale: il Sud America produce e instrada la droga, l’Europa rappresenta uno dei principali mercati di consumo, mentre il riciclaggio dei profitti passa attraverso circuiti finanziari internazionali e la protezione operativa viene garantita da organizzazioni criminali radicate nei territori di arrivo.

Colpire una figura come Marset significa interrompere un nodo importante di questa rete, ma non smantellare l’intero sistema. Le organizzazioni criminali tendono a riorganizzarsi rapidamente, sostituendo uomini e rotte e utilizzando nuovi intermediari. Finché la domanda resta elevata e il flusso di denaro continua, il mercato illegale si adatta con grande velocità.

L’arresto ha anche una dimensione politica e geopolitica. Il trasferimento immediato del narcotrafficante negli Stati Uniti indica il ritorno di Washington come attore centrale nella sicurezza latinoamericana attraverso la lotta alla droga. La ripresa della cooperazione con la DEA, interrotta per quasi due decenni, mostra come il narcotraffico possa diventare uno strumento che ridefinisce gli equilibri di sovranità e le relazioni tra gli Stati della regione e gli Stati Uniti.

Per la Bolivia il risultato è ambivalente. Da un lato l’arresto di un grande latitante rafforza l’immagine di uno Stato capace di colpire i vertici della criminalità. Dall’altro la rapida estradizione evidenzia la fragilità delle istituzioni locali e la difficoltà di gestire internamente detenuti di altissimo profilo, tra rischi di evasione, corruzione e pressioni criminali.

La caduta di Marset dimostra che contro le reti del narcotraffico è decisiva la superiorità informativa, basata su intelligence, cooperazione internazionale e operazioni mirate. Allo stesso tempo conferma che la cocaina rimane una delle merci più redditizie dell’economia globale illegale, sostenuta da catene logistiche e finanziarie che attraversano più continenti.

L’arresto di uno dei narcotrafficanti più ricercati del continente è quindi un colpo importante, ma non decisivo. Colpisce un uomo, non l’ecosistema criminale che rende possibile il traffico. In Sud America la vera sfida non è soltanto catturare i boss della droga, ma impedire che ampie porzioni di economia, territorio e istituzioni continuino a convivere con il potere del narcotraffico.