C. Alessandro Mauceri –
Mentre i politici di tutto il mondo devono ancora riprendersi dallo sforzo della COP21 (e poi se ne valuterà la concretezza), nel mondo continuano a ripetersi fenomeni che confermano che lo stato dell’ambiente potrebbe essere peggiore di quella presentata.
Nei giorni scorsi Victor Hugo Vásquez, governatore del dipartimento di Oruro, in Bolivia, ha comunicato ufficialmente che il lago andino Poopó, il secondo più grande del paese, è ormai quasi completamente prosciugato. Le cause di questo fenomeno, che avrà conseguenze notevoli su tutto l’ecosistema della regione, sono il cambiamento climatico, le siccità permanenti, l’inquinamento minerario e l’uso delle acque degli affluenti per l’irrigazione delle terre con il paese confinante. Come ha confermato Vasquez, “Il cambiamento climatico ha provocato precipitazioni accelerate, siccità prolungate, che hanno reso il lago senza vita”.
Inutili i blandi tentativi di far fronte al problema in modo locale: il governo di Oruro ha investito somme notevoli nel dragaggio del lago e dei vicini fiumi, ma le vere origini di quanto è accaduto non sono solo locali, ma soprattutto globali.
A dimostrarlo è il fatto che fenomeni analoghi si stanno ripetendo con frequenza sempre maggiore in molte parti del mondo. In California i satelliti hanno fornito un’immagine terribile del Goose lake. Visto dall’alto quello che una volta era un lago ricco di fauna e flora e fonte di vita per tutto il circondario, ora sembra una “piscina vuota”. È questa l’immagine fornita dal satellite Landsat 8 che, confrontata con le analoghe di due anni prima, ha mostrato che l’evoluzione del fenomeno è più veloce di quanto si potesse prevedere.
Si tratta di fenomeni che da qualche tempo cominciano a verificarsi anche in Italia. In Sardegna, ad esempio, dove l’allarme siccità è diventato grave e la situazione è critica. Stando ai dati diffusi pochi giorni fa dall’Arpas, a breve la Regione chiederà al governo lo stato di emergenza per far fronte alla carenza idrica di molti bacini quasi asciutti. Anche in questo caso notevoli gli sforzi da parte delle amministrazioni locali: la Regione ha predisposto una serie di iniziative per attingere da altri invasi più capienti e per utilizzare i potabilizzatori. Ma si tratta pur sempre di semplici palliativi: “Se continua così è chiaro che si va verso lo stato di emergenza”, ha detto l’assessore dei Lavori Pubblici della Regione Sardegna, Paolo Maninchedda.
Stessa cosa in provincia di Belluno. Scarse precipitazioni e temperature di gran lunga superiori alla media del periodo stanno prosciugando i bacini fluviali e lacustri del bellunese che presentano livelli ben al di sotto dei limiti storici più bassi. Come ha detto Giacomo Renzo Scussel, responsabile del servizio idrologico dell’Arpav, “le portate di tutti i fiumi veneti, che sono in calo drastico dalla fine di giugno, sono ormai paragonabili a quelle degli ultimi periodi siccitosi”, forse addirittura a 25 anni fa.
Se non si prenderanno seri provvedimenti a livello globale (e non palliativi che piacciono solo alle grandi multinazionali e ai produttori di petrolio), i cambiamenti per l’ambiente saranno incontrollabili.

