di Giuseppe Gagliano –

Entro novembre la Bolivia inaugurerà a El Alto un centro di tecnologia nucleare realizzato con la collaborazione di Rosatom. L’annuncio del presidente Luis Arce non è un semplice atto di politica scientifica: rappresenta un tassello fondamentale dell’espansione russa in America Latina. Mosca offre know-how, infrastrutture e formazione, mentre La Paz ottiene accesso a tecnologie avanzate in campo medico, agricolo ed energetico.

In un Paese che ancora lotta contro arretratezze strutturali e dipendenze esterne, il nucleare civile diventa strumento di modernizzazione, ma anche di emancipazione geopolitica. La scelta di affidarsi alla Russia, e non a partner occidentali, manda un segnale preciso: la Bolivia intende diversificare i propri alleati e inserirsi nel solco dei Paesi latinoamericani che guardano a Mosca come contrappeso a Washington.

In America Latina come in Asia, Mosca sfrutta i vuoti lasciati dall’Occidente e propone cooperazione tecnologica, energetica e militare.

Il risultato è duplice: da un lato, la Russia rafforza la sua resilienza contro le sanzioni; dall’altro, contribuisce a consolidare un mondo multipolare, in cui Paesi come la Bolivia diventano tasselli di un mosaico geopolitico sempre meno centrato sull’asse euro-atlantico.