di Paolo Menchi

La Bolivia contemporanea si prepara a vivere uno dei momenti politici più significativi della sua storia recente. Il Paese, dopo oltre vent’anni di egemonia del Movimiento al Socialismo (MAS), si appresta a eleggere un nuovo presidente in una inedita seconda tornata elettorale che si terrà il 19 ottobre. A contendersi la massima carica dello Stato saranno Rodrigo Paz Pereira, del Partido Demócrata Cristiano (PDC), e Jorge “Tuto” Quiroga, ex presidente e candidato della alleanza Libertad y Democracia (Libre).

Questa elezione rappresenta molto più di una competizione politica: è il simbolo di una transizione storica, in cui il Paese cerca di lasciarsi alle spalle le divisioni ideologiche del passato per aprire una nuova fase di stabilità e sviluppo economico.

Nelle ultime settimane, entrambi i candidati hanno intensificato la loro campagna attraversando il Paese da nord a sud. Il PDC ha programmato il suo atto di chiusura nazionale a Tarija, città natale di Paz, mentre la coalizione Libre concluderà la propria mobilitazione a Santa Cruz de la Sierra, roccaforte elettorale di Quiroga.

Il dibattito presidenziale organizzato dal Tribunal Supremo Electoral (TSE), previsto per il 12 ottobre a La Paz, costituirà l’ultima occasione pubblica per confrontare idee e programmi. Il confronto sarà articolato in sei assi tematici: economia, giustizia e sicurezza, salute ed educazione, energia e risorse naturali, agricoltura e turismo. La metodologia prevede presentazioni, repliche e controrepliche dei candidati, sotto la supervisione di quattro moderatori dei principali canali televisivi del Paese.

Dopo il 16 ottobre entrerà in vigore il silenzio elettorale, che impedirà ulteriori manifestazioni e propaganda politica, lasciando spazio alla riflessione degli elettori.

Rodrigo Paz propone un programma fondato su tre pilastri. Il primo è la decentralizzazione dello Stato, con l’obiettivo di redistribuire le risorse pubbliche in modo più equo tra i dipartimenti e le università. Il secondo è la costruzione di un modello economico definito “Capitalismo per tutti”, volto a favorire le imprese attraverso incentivi fiscali e accesso al credito. Il terzo pilastro è una riforma profonda della giustizia, con tolleranza zero verso la corruzione.

Jorge Quiroga, invece, ha basato la sua campagna sullo slogan #CambioRadical. L’ex presidente difende una visione liberale dell’economia, puntando su libero mercato, produzione interna e rafforzamento istituzionale. Tra le sue priorità figurano anche una riforma dell’educazione e la costruzione di una magistratura realmente indipendente.

Entrambi i programmi riflettono la consapevolezza che la crisi economica è la principale urgenza del Paese. La Bolivia sta infatti affrontando una grave carenza di valuta estera e combustibili, unita a un’inflazione crescente che erode il potere d’acquisto della popolazione.

La seconda tornata elettorale si svolge in un contesto di esaurimento del ciclo politico del MAS, il partito che per due decenni ha dominato la scena nazionale. Nelle elezioni del 17 agosto, il MAS ha ottenuto appena il 3% dei voti, segnando una caduta verticale del consenso e lasciando il campo libero a nuove forze.

Rodrigo Paz è arrivato primo con il 32% dei voti, seguito da Quiroga con il 27%, mentre la distanza tra i due potrebbe ridursi ulteriormente nella fase finale della campagna. Tuttavia, l’ultima indagine di Ipsos-Ciesmori per Unitel assegna a Quiroga il 47% delle preferenze, contro il 39,3% di Paz. Il margine di errore, pari a ±2,2%, lascia comunque aperta la possibilità di sorprese.