di Giuseppe Gagliano –
A meno di un mese dalle elezioni del 17 agosto, il presidente boliviano Luis Arce lancia un appello accorato all’unità del fronte progressista. La frammentazione interna, secondo il capo dello Stato, rischia di aprire le porte a un ritorno delle forze neoliberiste, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’agenda politica della sinistra boliviana.
Nel suo messaggio, Arce ha richiamato l’eredità di Marcelo Quiroga Santa Cruz, figura simbolo del socialismo boliviano, per evocare un senso di responsabilità collettiva. Ha sottolineato che le divergenze personali devono lasciare spazio alle affinità strategiche, se si vuole evitare di consegnare il Paese agli avversari politici. Ma l’invito, diffuso attraverso i canali ufficiali e i social media, arriva in un momento di profonda crisi per il Movimento per il Socialismo (MAS), con sondaggi che lo danno sotto il 2% delle intenzioni di voto.
La reazione del fronte progressista non è stata univoca. Andronico Rodriguez, presidente del Senato e candidato emergente del MAS, ha accolto l’idea di un processo di unità solo a condizione che la sua candidatura venga riconosciuta come perno di un nuovo progetto politico. Al contrario, la sindaca di El Alto, Eva Copa, ha invitato alla prudenza, chiedendo una valutazione del Comitato Politico per garantire la credibilità del processo.
L’ex presidente Evo Morales ha invece respinto con forza l’invito di Arce, accusando il leader del MAS, Grover Garcia, di manovre di palazzo e definendo la leadership attuale “delegittimata”. Morales, pur escluso dalla corsa presidenziale per motivi legali, rivendica un bacino elettorale solido, stimato tra il 30% e il 40%, e punta sui voti nulli e le schede bianche come strumento di pressione politica.
La crisi del MAS rischia di avere ripercussioni che vanno oltre i confini nazionali. La Bolivia, alle prese con una crisi economica e sociale, è un tassello cruciale negli equilibri dell’America Latina. Il ritorno delle forze neoliberiste potrebbe significare un riallineamento con Washington e un allontanamento dai tradizionali partner regionali come Venezuela e Cuba.
L’incontro convocato per il 26 luglio dal presidente del MAS potrebbe essere l’ultima occasione per ricucire le fratture. Ma senza un candidato unico capace di catalizzare il consenso, la sinistra boliviana rischia di trasformare la prossima consultazione elettorale in un referendum sulla propria sopravvivenza politica.




