di Giuseppe Gagliano

L’ex presidente boliviano Evo Morales, figura centrale della politica boliviana e leader indiscusso del Movimento per il Socialismo (MAS), si è trovato nuovamente al centro di una tempesta politica e giudiziaria. Nonostante fosse atteso dalla Procura di Tarija per testimoniare in merito a gravi accuse di “stupro aggravato con traffico di esseri umani”, Morales ha deciso di non presentarsi. Questo ha spinto la procuratrice Sandra Gutiérrez a emettere un mandato di arresto nei suoi confronti. Secondo quanto riportato dal quotidiano El Pais, Morales si trova attualmente nella regione del Chapare, un’area nota per essere una sua storica roccaforte e dove gode di un vasto seguito tra i coltivatori di coca. Questi ultimi, fedelissimi al loro leader, hanno reagito in maniera esplosiva, minacciando di “incendiare il paese” nel caso in cui Morales dovesse essere arrestato.

Il contesto in cui si inseriscono queste accuse è estremamente complesso e va ben oltre la semplice vicenda giudiziaria. Evo Morales, primo presidente indigeno della Bolivia e leader carismatico che ha dominato la scena politica del paese per quasi quindici anni, ha sempre rappresentato una figura controversa. Per molti è stato l’uomo che ha ridato dignità ai popoli indigeni, promuovendo riforme radicali e nazionalizzazioni che hanno ridistribuito le ricchezze del paese, ma per altri è un leader autoritario che ha manipolato il sistema per rimanere al potere il più a lungo possibile, culminando nel suo forzato esilio dopo le contestate elezioni del 2019. Da allora, Morales ha mantenuto una presenza politica costante, tornato in patria dopo un breve esilio e continuando a influenzare pesantemente il governo e le dinamiche politiche del paese.

L’accusa che lo vede oggi protagonista ha però delle implicazioni profondamente destabilizzanti per la sua figura pubblica e il suo movimento politico. Le accuse di stupro e traffico di esseri umani sono estremamente gravi e, se confermate, potrebbero definitivamente rovinare la sua reputazione. Morales, però, ha sempre respinto con forza queste accuse, denunciandole come parte di una campagna orchestrata dai suoi nemici politici per screditarlo e neutralizzarlo politicamente. Questo episodio si inserisce anche in una più ampia battaglia tra Morales e la corrente interna al MAS, rappresentata dal presidente in carica Luis Arce.

Sebbene Morales sia stato il mentore politico di Arce, tra i due negli ultimi mesi sono emersi dissapori sempre più evidenti, con Morales che ha spesso criticato pubblicamente le politiche economiche e sociali del suo ex ministro delle finanze. Il mandato di arresto e le minacce di violenza da parte dei sostenitori di Morales mettono il governo di Arce in una posizione estremamente delicata. Da un lato, il presidente non può permettersi di apparire debole di fronte alla legge, ma dall’altro, una mossa troppo aggressiva nei confronti di Morales potrebbe scatenare una rivolta tra le potenti comunità cocalere del Chapare, destabilizzando ulteriormente il paese. Il contesto in cui si svolgono questi eventi è anche fortemente influenzato dalla storica alleanza tra Morales e i coltivatori di coca. Il Chapare, dove Morales si è rifugiato, è il cuore della produzione di coca in Bolivia, e la sua leadership su queste comunità ha sempre rappresentato uno dei pilastri della sua base di potere. I coltivatori vedono in Morales non solo un leader politico, ma un difensore dei loro interessi contro i tentativi di ridurre la coltivazione di coca, spesso sotto pressione internazionale. Le minacce dei cocaleros di «incendiare il paese» non devono essere prese alla leggera: si tratta di una forza organizzata e pronta alla mobilitazione, come dimostrato in più occasioni nella storia recente della Bolivia. In questa fase, l’equilibrio politico del paese appare più fragile che mai. Morales rimane una figura politicamente rilevante, con una base di sostenitori pronti a difenderlo ad ogni costo, mentre il governo di Arce è costretto a navigare in acque pericolose, cercando di mantenere un delicato equilibrio tra rispetto della legge e controllo politico. La vicenda potrebbe avere ripercussioni a lungo termine, sia sul futuro del MAS, che potrebbe trovarsi diviso tra lealisti di Morales e sostenitori di Arce, sia sulla stabilità politica della Bolivia, che rischia di essere nuovamente travolta da ondate di proteste e conflitti interni.