Ansa, 26 nov 11 –
”Siamo pronti a difendere le nostre terre con arco e frecce”, afferma Francisco, un giovane indigeno del Parco Isiboro Secure’ (Tipnis) di fronte alla possibilita’ che il governo di Evo Morales faccia marcia indietro ed autorizzi la costruzione del tratto di strada da 366 chilometri tra Villa Tunari (Cochabamba) e San Ignazio di Moxos (Beni), che spaccherebbe la riserva amazzonica, portando alla distruzione di un’ampia superficie di foresta. Francisco, assieme a centinaia di abitanti delle Terre Basse, tra agosto e ottobre, per 70 giorni e 610 chilometri aveva marciato dalla selva alla capitale, affrontando mille disagi ed una violenta repressione della polizia, per difendere la Pachamama, la Madre Terra. E quando il presidente Evo Morales aveva accolto una delegazione di dirigenti indigeni con un documento ufficiale in cui si disponeva che la strada non si sarebbe fatta e la precisazione che la riserva naturale veniva dichiarata ”intoccabile”, lui ci aveva creduto. Ora pero’ la questione vede un rimescolamento delle carte, dopo che un gruppo di rappresentanti indigeni nei giorni scorsi si e’ recato a la Paz per chiedere la realizzazione della strada, segnando una spaccatura nel fronte indigeno. Il viceministro che coordina i Movimenti sociali venerdi’ scorso infatti aveva annunciato che un’altra delegazione indigena (questa volta volata in aereo fino alla capitale, come si sottolinea da piu’ parti) si era rivolta al governo per chiedere una modifica della disposizione che e’ stata da poco convertita nella Legge 180 del Tipnis. ”A questo punto per noi inizia una seconda tappa nella lotta in difesa dei territori e dei popoli delle Terre basse”, ha affermato Fernando Vargas, leader della mobilitazione contro la strada. ”Vogliamo che il governo sappia che non lasceremo che si prenda gioco di noi”, ha detto, aggiungendo che gli indios si stanno organizzando per protestare contro un’eventuale modifica della legge che riaprirebbe la porta alla realizzazione dell’infrastruttura. Dopo la repressione degli indigeni Morales era stato messo alle strette dall’indignazione generale. Il braccio di ferro con gli indigeni era costato molto al suo governo: aveva perso ministri e sottosegretari sotto l’onda d’urto delle proteste, oltre a vedere vertiginosamente abbassare il suo indice di popolarita’.




