di Enrico Oliari –

Si sono trasformate in violenti scontri con le forze dell’ordine le manifestazioni di protesta tenutesi in sei delle nove regioni della Bolivia contro la politica di riforma del settore pubblico, voluta dal presidente Evo Morale: dopo il lancio di pietre ed oggetti e il danneggiamento di auto e di edifici, la polizia è ricorsa ai lacrimogeni e vi sono stati arresti un po’ ovunque.

Il ministro dell’Interno Carlos Romero ha reso noto che i manifestanti hanno lanciato pietre, e che “Quattro poliziotti sono rimasti feriti”. Il leader sindacale Angelo Camacho ha riportato di 60 persone sono state arrestate e “diversi compagni feriti” dall’intervento di “poliziotti codardi”.

La capitale La Paz è bloccata da ieri mattina dagli operai come molte altre città, dopo i tre giorni di mobilitazione proclamati dalla Cob, la Centrale boliviana dei Lavoratori.

A dare il via agli scontri è stato il decreto governativo che ha stabilito la chiusura di un’industria tessile dello Stato in passivo, come pure la modifica di alcune norme sul funzionamento delle aziende pubbliche e gli interventi relativi a pensioni e altre prerogative dei dipendenti pubblici.