di Paolo Menchi –
L’avvio del governo di Rodrigo Paz, insediatosi da poche settimane alla guida della Bolivia, è stato immediatamente turbato da una serie di attriti interni che hanno messo in luce fratture profonde all’interno dell’esecutivo. Al centro della crisi si trova il vicepresidente Edmand Lara, figura carismatica e molto attiva sui social, che ha manifestato pubblicamente il proprio malcontento riguardo alle decisioni e allo stile di leadership del presidente. Una tensione che, invece di attenuarsi, si è progressivamente aggravata, generando un clima politico incerto in un momento in cui il Paese affronta una grave crisi economica.
Le prime avvisaglie del conflitto sono emerse il giorno successivo all’insediamento, quando Lara ha denunciato di essere stato escluso dalle riunioni di gabinetto e di essere stato invitato a “restare solo per la foto ufficiale”. Un episodio che ha immediatamente evidenziato l’assenza di una sintonia politica tra le due massime autorità del Paese. Pochi giorni dopo, il vicepresidente ha ulteriormente complicato il quadro annunciando l’intenzione di presentare il suo movimento, Nuevas Ideas con Libertad, alle elezioni regionali del 2026 in modo autonomo, chiudendo di fatto la collaborazione elettorale con il Partito Democratico Cristiano (PDC), la sigla che aveva sostenuto la candidatura congiunta di Paz e Lara.
Il conflitto ha raggiunto un nuovo livello quando il governo ha istituito il Viceministero della Coordinazione Politica e Legislativa, un organismo incaricato di facilitare il dialogo con l’Assemblea Legislativa. Lara ha considerato la misura una violazione delle sue competenze costituzionali, denunciandola come “incostituzionale” e accusando il presidente di volerlo annullare politicamente. Nonostante ciò, alcuni noti costituzionalisti hanno chiarito che la creazione di un viceministero rientra pienamente nelle prerogative del Capo dello Stato e non rappresenta in alcun modo un’ingerenza nelle funzioni della Vicepresidenza. La Costituzione boliviana, infatti, attribuisce al Presidente la facoltà di definire struttura e composizione del proprio gabinetto, incluse le articolazioni ministeriali e viceministeriali.
La situazione si è ulteriormente complicata con il caso dell’ex ministro della Giustizia, Freddy Vidovic, storico avvocato di Lara e nominato nel gabinetto proprio su sua raccomandazione. Quando è emersa una condanna definitiva per favoreggiamento, il ministro dell’Interno Marco Antonio Oviedo ha dichiarato che Vidovic non era legalmente abilitato a esercitare funzioni pubbliche. Mentre Paz ha scelto di destituirlo immediatamente, Lara ha difeso pubblicamente il suo collaboratore, aggravando l’impressione di una frattura istituzionale insanabile. Per contenere la crisi, il presidente ha adottato una misura drastica: ha soppresso l’intero Ministero della Giustizia, eliminando così il nodo del contendere ma alimentando al tempo stesso nuovi interrogativi sul futuro della coalizione di governo.
Parallelamente, Lara ha scelto come principale piattaforma politica il suo canale di TikTok, dove ha denunciato tentativi di “escluderlo” e ha rivendicato il proprio peso elettorale nella vittoria di Paz. Il Presidente, dal canto suo, ha mantenuto una linea più istituzionale, evitando lo scontro diretto e delegando ai suoi portavoce il compito di minimizzare le tensioni.
Secondo analisti politici come Carlos Saavedra e Daniel Valverde, il conflitto tra i due leader non è frutto semplicemente di divergenze personali, ma rappresenta l’esito prevedibile di coalizioni costruite senza un reale allineamento ideologico né programmatico. Saavedra sottolinea che la mancanza di stabilità politica rischia di compromettere la capacità del governo di affrontare la crisi economica, mentre Valverde avverte che le tensioni possono estendersi ad altri livelli dello Stato, polarizzando l’Assemblea Legislativa e influenzando negativamente le imminenti elezioni locali.
In questo scenario, la creazione del viceministero contestato, regolata dal Decreto Supremo 5488, appare come un tentativo del Presidente di rafforzare la capacità di coordinazione istituzionale in un momento critico. Il decreto delinea funzioni di analisi politica e legislativa, monitoraggio dei progetti di legge, coordinamento delle iniziative legislative e gestione del dialogo con l’Assemblea, confermando la volontà del governo di migliorare l’efficienza del processo decisionale.
Le prossime settimane saranno decisive per determinare se il governo riuscirà a superare questo avvio turbolento e trasformarlo in un’occasione di riorganizzazione interna. In un Paese segnato da un’economia fragile, il successo dell’amministrazione Paz dipenderà dalla capacità di ricomporre la frattura con il vicepresidente e ristabilire un clima di stabilità indispensabile per guidare la Bolivia in una fase tanto delicata.




