di Paolo Menchi –
I dati preliminari diffusi dal Tribunale supremo Elettorale della Bolivia, con oltre il 92% delle schede scrutinate, hanno confermato un risultato inatteso: il senatore di centro-destra Rodrigo Paz Pereira e l’ex presidente Jorge “Tuto” Quiroga si contenderanno la presidenza in una seconda tornata elettorale fissata per il 19 ottobre. Si tratta di un evento senza precedenti nella storia politica recente del Paese (non c’era mai stato un ballottaggio), che mette in discussione due decenni di predominio della sinistra.
Secondo il sistema di conteggio preliminare Sirepre, Paz Pereira, candidato del Partido Demócrata Cristiano (PDC), ha ottenuto il 32,2% dei voti, mentre Quiroga, già capo di Stato tra il 2001 e il 2002 e oggi alla guida della coalizione Libre, si è fermato al 26,9%. Più distanti gli altri candidati: l’imprenditore Samuel Doria Medina (Unidad) con il 19,9%, Andrónico Rodríguez (Alianza Popular) con l’8,2% e il rappresentante del Movimento al Socialismo (MAS), Eduardo del Castillo, con appena il 3,1%, a rischio della stessa sopravvivenza legale del partito.
Le elezioni, svoltesi ieri, hanno registrato un’affluenza significativa e un elevato numero di voti nulli, pari al 19,3%: un dato mai così alto nella storia recente boliviana, conseguenza anche dell’appello esplicito di Evo Morales, leader storico del MAS, che invitava a boicottare le urne. Morales, escluso dalla corsa presidenziale per motivi costituzionali, si è contrapposto nelle ultime settimane al presidente uscente Luis Arce, accentuando le divisioni interne al campo progressista.
La frammentazione ha pesato enormemente sull’esito della consultazione. Per vincere al primo turno, un candidato avrebbe dovuto superare il 50% dei voti validi o ottenere almeno il 40% con dieci punti di vantaggio sul secondo. Nessuno è riuscito a raggiungere questa soglia, aprendo la strada a un ballottaggio che sancisce simbolicamente la fine di vent’anni di governi di sinistra.
Rodrigo Paz Pereira, 57 anni, figlio dell’ex presidente Jaime Paz Zamora (in carica dal 1989 al 1993), ha definito il risultato una “lezione di cambiamento” e ha ribadito che “non si è vinto nulla, si è soltanto conquistato l’accesso alla finale”. La sua strategia in vista della seconda tornata sarà quella di allargare i consensi, puntando a un nuovo modello economico e a un parlamento stabile. Quiroga, dal canto suo, ha dichiarato di voler concentrare la campagna elettorale sul rilancio dell’economia, principale preoccupazione dei boliviani, e ha rivolto parole di incoraggiamento al suo rivale.
Gli analisti hanno sottolineato come il successo di Paz Pereira, inatteso fino a poche settimane fa, rifletta la ricerca da parte dell’elettorato di un volto nuovo e moderato, capace di intercettare anche parte del malcontento dell’area tradizionalmente vicina al MAS. Si evidenzia inoltre che l’assenza di un profilo ideologico netto abbia giocato a favore del senatore, mentre il giornalista boliviano Andrés Gómez ha interpretato il voto come un segnale di stanchezza verso il partito di Morales e verso la vecchia classe politica.
Il quadro che emerge rappresenta una vera e propria svolta: il MAS, forza che dal 2006 ha segnato la vita politica boliviana con Morales e Arce, esce fortemente indebolito. L’appello al voto nullo, pur influente, non ha impedito la crescita dell’opposizione, che ora si prepara a una sfida tutta interna tra due figure distanti dalla tradizione progressista.
L’eco del voto boliviano è arrivata anche oltre confine. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha espresso preoccupazione per la divisione del movimento indigeno e popolare, ritenendola responsabile del ritorno al potere delle élite conservatrici e avvertendo sul rischio di una svendita delle risorse naturali, in particolare del litio.
Il 19 ottobre, dunque, gli elettori torneranno alle urne per scegliere tra due candidati che incarnano una svolta politica decisiva: Rodrigo Paz Pereira, volto relativamente nuovo e moderato, e Jorge “Tuto” Quiroga, politico di lungo corso con una visione liberale e di destra. Qualunque sarà l’esito, il voto segnerà la fine di un’epoca e l’inizio di una fase di profondo riassetto per la Bolivia.




