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Dopo che lo scorso 26 novembre la Procura della Corte penale internazionale ha chiesto la condanna all’ergastolo per l’ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia, Radovan Karadzic, oggi l’ex leader ha preso la parola per pronunciare la propria autodifesa, una fase del processo della durata di una decina di ore che è stata definita dal suo avvocato, Peter Robinson, una “pietra miliare”.
L’uomo, che è medico e che oggi ha 69 anni, è accusato di genocidio, di crimini contro l’umanità e di violazione della Convenzione di Ginevra del 1949 durante la guerra di Bosnia (1992-1995), in particolare per il massacro di Srebrenica in cui vennero trucidati 8.372 musulmani bosniaci.
Autore materiale della strage fu Rakto Mladic, ma accuse sono state mosse anche ai militari olandesi per omissione di intervento in difesa dei civili da parte delle proprie truppe in missione di pace in loco per l’Onu.
Karadzic venne arrestato dopo 13 anni di latitanza a Belgrado mentre viaggiava su un autobus con documenti falsi. Il governo degli Stati Uniti aveva inoltre offerto un premio di 5 milioni di dollari per la sua cattura e per quella del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic.

