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Dopo le manifestazioni di marzo e di aprile, centinaia di migliaia di persone-sono scese in piazza ieri in tutto il Brasile per protestare contro il governo di Dilma Rousseff e per chiederne l’impeachment: a pesare sono la forte crisi economica che ha investito il paese latino-americano dopo annidi crescita, e lo scandalo Petrobras, per cui la stessa Rousseff viene ritenuta coinvolta.
Lo slogan sulle magliette dei manifestanti dei vari cortei colorati è stato “Fora Dilma”, ed il frastuono fatto di tamburelli, musica, e frasi urlate ha attraversato le vie e le piazze di San Paolo, Rio e Brasilia, e nella capitale in migliaia si sono trovati fuori dal parlamento.
Lo scandalo Petrobras è scoppiato nel novembre 2014 e continua tutt’oggi arricchendosi di colpi di scena e di nuove rivelazioni: riguarda l’intercettazione di 3 miliardi di dollari di fondi neri, frutto delle bustarelle pagate ai dirigenti dell’azienda pubblica, in particolare a José Carlos Cosenza, direttore degli approvvigionamenti e a Maria das Graças Foster, amministratore delegato di Petrobras. Implicati nel riciclaggio anche l’ex direttore di Petrobras, Paulo Roberto Costa, e il faccendiere Alberto Youssef, divenuti poi collaboratori di giustizia.
Tra le varie aziende costrette a pagare, anche la fiamminga SMB Offshore, che ha ammesso di aver passato bustarelle per un totale di 139,2 milioni di dollari a dirigenti di Petrobras.
Rousseff, che allora dirigeva colosso del petrolio, ha sempre negato ogni suo coinvolgimento nei fatti di corruzione, ma per i giudici non poteva non essere a conoscenza del ricco giro di tangenti attorno alla compagnia petrolifera nazionale. In maggio un ex manager della Petrobras per la prima volta direttamente in ballo, accusandola di aver autorizzato l’acquisto di una raffineria negli Stati Uniti a un prezzo superiore a quello di mercato nel 2006, quando era ministro del governo Lula e presiedeva il cda di Petrobras. Lei ha sempre detto di essersi opposta a quell’acquisto.

