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Ammonta a 14 mld di dlr la spesa per i Mondiali in Brasile, cifra che il presidente Dilma Rousseff ha voluto investire per rilanciare l’immagine di un Paese che in realtà deve fare i conti con enormi sacche di povertà e soprattutto con il divario fra il ricco, che ricorre ai servizi privati, e il povero, che si deve accontentare dei servizi pubblici, spesso malridotti e non funzionanti.

Così si susseguono nel paese latino-americano le proteste di diversi settori della società, dai poliziotti che chiedono aumenti di stipendio, agli indios che reclamano una maggior considerazione, dai disoccupati ai senzatetto, dagli abitanti delle favelas ai mezzi pubblici, in un caos che rischia di esplodere quando, fra pochi giorni inizieranno i Mondiali.

La ong “Rio dela Pace” ha piazzato 12 enormi palloni, simbolo delle 12 città che ospiteranno le competizioni sportive, davanti al Parlamento di Brasilia in segno di protesta contro le somme investite e, come ha dichiarato il fondatore Antonio Carlos Costa, “Vogliamo che le istituzioni pubbliche chiedano perdono alla nazione perché non hanno mantenuto le loro promesse: hanno speso una fortuna in denaro pubblico in settori non essenziali”. “Vogliamo degli obiettivi dal governo – ha continuato Costa, vogliamo essere trattati come la Fifa per la costruzione degli stati; vogliamo sapere quanti ospedali e quante scuole saranno costruiti in quattro anni”.