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Il Tribunale regionale federale di San Paolo ha immediatamente disposto la liberazione del terrorista italiano Cesare Battisti, dopo che questi è stato arrestato per essere espulso. Nei giorni scorsi il giudice federale Adverci Rates Mendes de Abreu, affermando che ”Si tratta del caso di un cittadino straniero con una situazione irregolare che, in quanto condannato per crimini nel suo Paese di origine, non ha diritto a rimanere in Brasile”, ne aveva decretato l’allontanamento dal territorio brasiliano”.
Lo stesso magistrato aveva anche precisato che ”Gli istituti di espulsione e estradizione sono ben distinti. L’espulsione non contraddice la decisione del presidente della Repubblica di non estradare, visto che non è necessaria la consegna del cittadino straniero al suo Paese di origine, in questo caso l’Italia, potendo essere espulso verso un altro Paese disposto ad accoglierlo”.
Il fatto è che Battisti è rimasto in Brasile su interessamento dello stesso l’ex presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva, che ha rifiutato la richiesta di estradizione dell’Italia in quanto vi era il timore di “persecuzione del Battisti per le sue idee politiche”, mentre oggi vi è la chiara intenzione politica di allontanare un ospite tanto scomodo.
Battisti, che deve scontare due ergastoli e svariati anni di prigione in quanto ha ucciso il 6 giugno 1978 a Udine Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria, il 16 febbraio 1979 a Milano Pierluigi Torregiani, gioielliere, il 16 febbraio 1979 a S anta Maria di Sala, Lino Sabbadin, macellaio, il 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della Digos, potrebbe riparare in Francia, dove era già stato latitante, ma è difficile pensare che gli si presenti oggi la situazione di qualche anno fa: “La questione dell’estradizione di Cesare Battisti riguarda anche la società italiana, che deve voltare la pagina di quegli anni terribili”, ha detto l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy a radio France Info. “Quello di Battisti – ha aggiunto – è un caso doloroso, all’epoca dei fatti ero in carica. Tutto è legato a Francois Mitterrand, che in passato, ai tempi degli attentati, nei confronti anche di gente che aveva sangue sulle mani ma si era rifugiata in Francia, aveva promesso di non estradarli. Quella però rimase una promessa, non si tradusse in fatti. Ciò fa sì che ci siano procedure giudiziarie che in Italia vanno avanti”.

