di Giuseppe Gagliano

L’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro torna al centro di una tempesta politica e giudiziaria che rischia di accelerare il suo declino definitivo. Già costretto al silenzio sui social e controllato da un braccialetto elettronico, il leader della destra brasiliana potrebbe finire in carcere nelle prossime ore per aver violato le restrizioni imposte dalla magistratura.

Alexandre de Moraes, giudice della Corte suprema e figura chiave nelle inchieste contro Bolsonaro, accusa l’ex presidente di aver aggirato il divieto di comunicare sui social. Alcune sue dichiarazioni, diffuse da familiari e alleati politici, sarebbero state registrate appositamente per circolare online. Una strategia che la magistratura interpreta come un atto deliberato di sfida alle autorità.

Bolsonaro, 70 anni, ha reagito parlando alla stampa di una “umiliazione definitiva” e definendo il braccialetto elettronico “un simbolo di vigliaccheria”. I suoi avvocati hanno ora 24 ore per fornire spiegazioni convincenti; in caso contrario, l’ex presidente potrebbe essere arrestato.

Questa nuova tensione arriva mentre Bolsonaro è sotto processo per tentato colpo di Stato, legato agli eventi seguiti alle elezioni del 2022, che sancirono la vittoria del presidente Lula. Accusato di aver cercato di mantenere il potere con mezzi illegali, Bolsonaro rischia una condanna a oltre 40 anni di carcere. Già dichiarato ineleggibile fino al 2030, spera ancora in un’amnistia per candidarsi alle presidenziali del 2026.

Per i suoi sostenitori queste vicende rappresentano una persecuzione politica, un piano per impedire il ritorno del leader che ha incarnato le istanze conservatrici del Paese. Per i detrattori, al contrario, il processo è un banco di prova per la tenuta dello Stato di diritto in Brasile, un’occasione per chiudere definitivamente l’era Bolsonaro e ripristinare la stabilità istituzionale.

La crisi interna brasiliana ha già innescato onde d’urto sul piano internazionale. Donald Trump, alleato storico di Bolsonaro, ha denunciato una “caccia alle streghe” e minacciato di imporre nuovi dazi contro il Brasile. Lula ha risposto definendo le parole di Trump “un ricatto inaccettabile” e accusando l’ex presidente americano di ingerenza negli affari interni brasiliani.

La parabola di Bolsonaro riflette la fragilità delle democrazie latinoamericane, spesso scosse da leader che concentrano su di sé un culto personalistico e che, una volta usciti di scena, tentano di mantenere un’influenza destabilizzante. Per il Brasile, la questione non è soltanto giudiziaria: il Paese deve dimostrare di saper gestire le proprie contraddizioni senza scivolare in una nuova fase di polarizzazione estrema.

La minaccia di carcere per Bolsonaro segna un momento cruciale per la politica brasiliana. Tra accuse di autoritarismo e mobilitazioni di piazza, il Paese si trova di fronte a un bivio: archiviare definitivamente la stagione bolsonarista o aprire la porta a nuove tensioni. Il futuro immediato dirà se la magistratura riuscirà a far valere la propria autorità o se l’ex presidente continuerà a sfidare, anche dal banco degli imputati, le istituzioni del suo Paese.