di Giuseppe Gagliano –
In un’audizione presso la Câmara dos Deputados do Brasil, organizzata dalla Commissione per la scienza, la tecnologia e l’innovazione, il rappresentante cinese Youdan Xiao ha sottolineato come la “coalizione tecnologica dei BRICS” stia assumendo un peso strategico sempre più rilevante nell’era digitale globale. Un blocco che, secondo le sue parole, rappresenta circa il 30% del Pil mondiale e che dispone di “una forza di mercato sufficiente a promuovere trasformazioni strutturali”.
In altre parole Pechino lancia un messaggio preciso: i BRICS non sono più solo un coordinamento economico alternativo all’Occidente, ma stanno diventando una piattaforma tecnologica e strategica in grado di sfidare l’architettura digitale dominata da Washington e dai grandi colossi tecnologici occidentali. È un discorso che riflette un’evoluzione profonda: la tecnologia, ormai, non è soltanto uno strumento economico, ma un pilastro della sovranità politica e della competizione globale per il potere.
La discussione in Brasile ha messo al centro due concetti chiave: sovranità digitale e autonomia strategica. Due termini che fino a pochi anni fa erano appannaggio quasi esclusivo dei Paesi avanzati, ma che oggi entrano stabilmente nell’agenda delle potenze emergenti. Il Brasile, forte della sua posizione di leader regionale e della sua adesione ai BRICS, si trova davanti a un bivio: continuare a dipendere dalle piattaforme tecnologiche controllate dagli Stati Uniti e dall’Europa, oppure costruire un’infrastruttura digitale autonoma, radicata nella cooperazione Sud-Sud.
I parlamentari e gli esperti intervenuti all’audizione hanno insistito sull’importanza di rafforzare la capacità tecnologica nazionale, investendo nell’innovazione locale e in politiche pubbliche in grado di ridurre la dipendenza da piattaforme e fornitori stranieri. Non si tratta solo di proteggere i dati o l’infrastruttura digitale, ma di garantire un margine di autodeterminazione politica ed economica in un contesto globale segnato da rivalità sempre più acute tra i poli di potere tecnologico.
La visione presentata da Youdan Xiao si inserisce in una strategia più ampia della Cina: promuovere la cooperazione tecnologica tra i BRICS come alternativa concreta al dominio statunitense. Non è un caso che Pechino abbia investito massicciamente in intelligenza artificiale, semiconduttori, cloud computing e infrastrutture digitali, e che abbia progressivamente intrecciato partnership con partner strategici come Brasile, India e Sudafrica per costruire un ecosistema parallelo a quello occidentale.
In prospettiva, la costruzione di una “coalizione tecnologica dei BRICS” potrebbe rappresentare un elemento dirompente nell’ordine digitale globale. Se riuscirà a consolidarsi, offrirà ai Paesi del Sud globale un modello alternativo a quello americano, basato su standard tecnologici propri e su una distribuzione del potere meno concentrata. Ma avrà anche implicazioni politiche significative: ridurre la dipendenza tecnologica dall’Occidente significa aumentare lo spazio di manovra in politica estera, negoziare da posizioni più forti e, per Paesi come il Brasile, definire una traiettoria autonoma di sviluppo.
Per l’Europa e per gli Stati Uniti, questo rappresenta una sfida strategica: non si tratta più solo di confrontarsi con Pechino, ma con un blocco più ampio, coordinato e dotato di risorse economiche e tecnologiche consistenti. Per il Brasile, invece, si apre la possibilità di posizionarsi non come semplice mercato di consumo tecnologico, ma come attore attivo nella definizione dell’architettura digitale globale.
La posta in gioco, come emerge da questa audizione, non è solo tecnica ma geopolitica. Chi controllerà le infrastrutture digitali, gli standard tecnologici e i flussi di dati controllerà buona parte della prossima fase della globalizzazione. I BRICS vogliono giocare da protagonisti in questa partita. E il Brasile, in questa strategia, potrebbe essere uno degli snodi centrali.




