di C. Alessandro Mauceri
Una delle peggiori conseguenze del land grabbing è stata la distruzione di intere popolazioni. Multinazionali senza scrupoli, pur di lucrare sulle risorse naturali di un territorio, non si son fermate davanti ai diritti delle popolazioni locali e hanno usato mezzi a volte anche violenti per accaparrarsi vaste aree. Ciò è avvenuto in Africa, ma anche in America, dove le risorse di legno della foresta Amazzonica vengono quotidianamente devastate e con mezzi spesso illegali.
Ora, però, sembra che qualcosa stia cambiando. Da qualche tempo le popolazioni locali, stanche vedersi private dei loro diritti e di vedere la loro terra devastata, hanno deciso di reagire. E, invece di scappare o di adire le vie legali chiedendo giustizia a governi spesso collusi con le multinazionali per lo sfruttamento delle risorse del territorio, hanno deciso di passare alle maniere forti.
In Brasile, ad esempio, si stanno diffondendo quelli che vengono chiamati i “Guardiani della foresta”, membri delle tribù che i taglialegna abusivi hanno cacciato dalle loro terre e che hanno deciso di ricorrere alla forza per fermare la deforestazione del loro territorio.
Molti di loro, dopo aver filmato ciò che sta avvenendo, attaccano le compagnie che cercano di sfruttare abusivamente le foreste compiendo vere e proprie azioni di guerriglia, distruggendo i loro mezzi e cacciando i trafficanti.
In alcuni casi a trasformarsi in guerrieri dell’ambiente sono state intere tribù: la tribù dei Ka’apor, che vive nel cuore della foresta amazzonica, delusa per non essere stata ascoltata dal governo nonostante le numerose proteste più o meno ufficiali, ha deciso di farsi giustizia da sé e di respingere i trafficanti con la forza.

